L'alma, in cui d'ogni corpo immagin nasce Pe' sensi, e col desio cresce, e diventa Esca di lei, che di pensier si pasce, Le amate in sé volgea di beltà spenta
Rare sembianze, onde ragion fu vinta Troppo a cader pronta, e a risorger lenta; E tal forma affinando al cupo avvinta Suo meditar coll'infiammato ingegno:
Oimè! Amennira, disse, è dunque estinta! Tant'ebbe il Ciel gli umani voti a sdegno, Che d'eterna coprì nebbia quel volto, Su cui partian grazia e onestade il regno?
Ah! se il bennato spirto in vaga avvolto Spoglia, e concesso in dono ai bassi chiostri, Innanzi tempo esser dovea ritolto, Perché in lui tutta unir quanta si mostri
Viretù divisa fra mill'alme, e poi Mesto farne argomento ai pianti nostri? E perché al bel fulgor de' raggi suoi, Mentre sparia, sì chiaro aggiunger lume
Per gravar d'atra notte Amore e noi? Ma, lassa! donde avvien ch'io mi consume Fra sì tristi sospir? Vinto pur giacque Chi a la mia libertade arse le piume.
Tre lustri il Sol rivolse in giro, e tacque De' miei desir l'agitatrice guerra, Ch'ella destò, che per mio duol mi piacque. Pace alfin mi recò lontana terra
Lunga etade, e men cruda immagin nova; Ed or che il fral di lei sceso è sotterra, Sveglia del foco mio l'antica prova Nelle ceneri sue? Dunque l'acerba
Morte, che tutto spegne, Amor rinnova? Dunque uno scioglie, e l'altro il nodo serba Puù amaro? E per chi è polve e per chi vive Va in un colpo di due trofei superba?
Deh! chi mi guida a le infelici rive, Ove annebbiate dai lugubri orrori Giaccion le membra pie di spirto prive? Sì che di pianto e di fumanti odori,
E di fior copra le gelate spoglie, E se vive le amai, spente le onori. L'ultimo cercherei, se pur s'accoglie Ne i languid'occhi, scolorito raggio,
Che in me temprasse l'affannate voglie: Udrei, o udir parriami il parlar saggio De le pallide labbra e taciturne, Use a spirar dolcezza a ogni uom selvaggio;
E strignerei le fredde mani eburne Con tanti d'amor segni e di pietade, Che invidia ancor n'avrian l'altr'ossa e l'urne.
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