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1798–1837

CIV – Menzini

Giacomo Leopardi

Oh de la gloria luminoso calle! Felice quei che in te vestigio imprime, Né a' rai del tuo bel Sol volge le spalle. Or chi brama che 'l grande e che 'l sublime

Risplenda ne' suoi scritti, e si consiglia Correr di Pindo in ver le palme prime; Giammai non torca da l'onor le ciglia, Ma da la nobiltade, e i suoi pensieri

Servano a lei qual signoril famiglia. E co' suoi spirti generosi e altieri Non mai s'abbassi a quel che a l'alma oltraggio Può far co' suoi vapor torbidi e neri.

Tenga lungi dal volgo erto il viaggio, E le nebbie importune alto saetti Dal suo bel ciel col luminoso raggio; E poi ben giusta inclita laude aspetti

Da quegli che verranno. Ah sì, verranno Migliori al coro ascreo giudici eletti. E quei che forse or sconosciuti stanno, Sin da gli elisii campi eccelso e forte

Di benché tarda gloria il suono udranno. Ver è che al Ciel la lor beata sorte Debbon spirti sublimi; e questo è il pregio Che sol per grazia è fatto altrui consorte.

Esser l'ingegno in nobiltade egregio Mal può per arte; e sol del ciel cortese È questi e di Natura unico fregio. Ella da prima in le grand'alme accese

Un gentil foco; ed ella i semi sparse, E a lieto germogliar pronti gli rese. In sterile terren non vedi alzarse Pianta meschina; e del su' april si duole,

Che sol squallide frondi in lei cosparse: Anch'ella pur vorrebbe in faccia al sole Spiegar florida chioma a' suoi verd'anni; Ma ritrosa Natura osta, e non vuole.

Pur non fia che del tutto invan si affanni L'ingegno umile allor che anela e suda Pur di Natura a ristorare i danni. E non fia che del tutto a lui si chiuda

Il sì difficil varco, e che del tutto D'effetto vòto il buon voler s'escluda. Ché quel che parve orrido campo asciutto, Per onda si discioglie, e a chi 'l coltiva,

Dolce promette in sua stagione il frutto. Non t'accorar se v'ha talun che scriva Che in van si tenta ogni arte: e pur per arte La piccola barchetta al porto arriva.

Nelle chire di Febo eterne carte Mille vedrai inclite forme e mille, Che potran del sublime esempio farte. E nel tuo cuor le tacite faville

A poco a poco sveglieransi; e poi Per tutto vibrerai lampi e scintille. E al grande oprar de' gloriosi eroi Vedrai lo spirto in te farsi maggiore,

E gli angusti sdegnar confini suoi. Questo vuol dir che a ciaschedun nel cuore Avvi il talento;ma non sempre eguale, Che grande è in altri, e forse in te minore.

Mira qual splende il cielo, e mira quale Ardon gli astri diversi; e la chiarezza Spesso de l'uno al suo vicin prevale. E pur son paghi de la lor bellezza

Ciascun, benché diversi; e 'l guardo umano Tragge d'entrambi una gentil vaghezza. Ma perché a te chiaro si faccia e piano Qual sia 'l sublime, or via l'orecchia appresta,

Né forse a i detti inchinerassi in vano. Sublime è quel ch'altri in leggendo desta Ad ammirarlo, e di cui fuor traluce Beltà maggior di quel che 'l dir non presta.

Ond'è che l'alma a venerarlo induce, E l'empie di se stesso, e la circonda D'una maravigliosa amabil luce. E quanto il guardo in lui più si profonda,

Più e più diletta; e per vigore occulto La mente del lettor fassi feconda. So ben che puote anche in sermone inculto Chiudersi un gran pensiero; e si appresenta

Talvolta in creta anche un gran nume insculto. E v'ha talun ch'ebbe la cura intenta Solo al concetto, e l'ornamento esterno Sprezzò la mano neghittosa e lenta.

Quindi sovente in tal costume io scerno In quei che, ratto immaginando, al cielo Vide far di tre giri un giro eterno. Ma tu d'un doppio e generoso zelo

Vorrei che ardessi, e che le grandi idee Ricco avesser per te pomposo velo. Chi non ha l'auro, o 'l perde, è ver che bee Il Chianti in vetro; ma più lieto in vista

Spargeria di rubin gemme eritree. È ver che in massa ancor confusa e mista Ha suo prezzo l'argento, e pur novella Un'artefice man grazia gli acquista.

È ver che grezzo è l'adamante, e in quella Ruvida spoglia è prezioso, e pure Alla fervida ruota ei più s'abbella. Così le basse forme e sì l'oscure

Fuggir tu dei, e a l'arte, a l'ornamento Volger l'ingegno e le sagaci cure: E far che splenda il non volgar talento Ne' gran senso non sol, ma in quello ancora

Onde si spiega un nobile argomento. Che se l'un ti riserbi, e l'altro fuora Negletto lasci, non avrai per certo La doppia palma onde lo stil s'onora.

Quindi farassi a la tua mente aperto Qual sia 'l contrario del sublime, in cui Alcun non è de i detti pregi inserto. Talvolta udrai dentro gli scritti altrui

Alto rimbombo, e strepitoso il suono; Ma ve' che inganna, e non è fondo in lui. Perché l'alta del grande origin sono I gran pensieri, e di febea faretra

Fulmine i sensi, e le parole il tuono.

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