Oh de la gloria luminoso calle! Felice quei che in te vestigio imprime, Né a' rai del tuo bel Sol volge le spalle. Or chi brama che 'l grande e che 'l sublime
Risplenda ne' suoi scritti, e si consiglia Correr di Pindo in ver le palme prime; Giammai non torca da l'onor le ciglia, Ma da la nobiltade, e i suoi pensieri
Servano a lei qual signoril famiglia. E co' suoi spirti generosi e altieri Non mai s'abbassi a quel che a l'alma oltraggio Può far co' suoi vapor torbidi e neri.
Tenga lungi dal volgo erto il viaggio, E le nebbie importune alto saetti Dal suo bel ciel col luminoso raggio; E poi ben giusta inclita laude aspetti
Da quegli che verranno. Ah sì, verranno Migliori al coro ascreo giudici eletti. E quei che forse or sconosciuti stanno, Sin da gli elisii campi eccelso e forte
Di benché tarda gloria il suono udranno. Ver è che al Ciel la lor beata sorte Debbon spirti sublimi; e questo è il pregio Che sol per grazia è fatto altrui consorte.
Esser l'ingegno in nobiltade egregio Mal può per arte; e sol del ciel cortese È questi e di Natura unico fregio. Ella da prima in le grand'alme accese
Un gentil foco; ed ella i semi sparse, E a lieto germogliar pronti gli rese. In sterile terren non vedi alzarse Pianta meschina; e del su' april si duole,
Che sol squallide frondi in lei cosparse: Anch'ella pur vorrebbe in faccia al sole Spiegar florida chioma a' suoi verd'anni; Ma ritrosa Natura osta, e non vuole.
Pur non fia che del tutto invan si affanni L'ingegno umile allor che anela e suda Pur di Natura a ristorare i danni. E non fia che del tutto a lui si chiuda
Il sì difficil varco, e che del tutto D'effetto vòto il buon voler s'escluda. Ché quel che parve orrido campo asciutto, Per onda si discioglie, e a chi 'l coltiva,
Dolce promette in sua stagione il frutto. Non t'accorar se v'ha talun che scriva Che in van si tenta ogni arte: e pur per arte La piccola barchetta al porto arriva.
Nelle chire di Febo eterne carte Mille vedrai inclite forme e mille, Che potran del sublime esempio farte. E nel tuo cuor le tacite faville
A poco a poco sveglieransi; e poi Per tutto vibrerai lampi e scintille. E al grande oprar de' gloriosi eroi Vedrai lo spirto in te farsi maggiore,
E gli angusti sdegnar confini suoi. Questo vuol dir che a ciaschedun nel cuore Avvi il talento;ma non sempre eguale, Che grande è in altri, e forse in te minore.
Mira qual splende il cielo, e mira quale Ardon gli astri diversi; e la chiarezza Spesso de l'uno al suo vicin prevale. E pur son paghi de la lor bellezza
Ciascun, benché diversi; e 'l guardo umano Tragge d'entrambi una gentil vaghezza. Ma perché a te chiaro si faccia e piano Qual sia 'l sublime, or via l'orecchia appresta,
Né forse a i detti inchinerassi in vano. Sublime è quel ch'altri in leggendo desta Ad ammirarlo, e di cui fuor traluce Beltà maggior di quel che 'l dir non presta.
Ond'è che l'alma a venerarlo induce, E l'empie di se stesso, e la circonda D'una maravigliosa amabil luce. E quanto il guardo in lui più si profonda,
Più e più diletta; e per vigore occulto La mente del lettor fassi feconda. So ben che puote anche in sermone inculto Chiudersi un gran pensiero; e si appresenta
Talvolta in creta anche un gran nume insculto. E v'ha talun ch'ebbe la cura intenta Solo al concetto, e l'ornamento esterno Sprezzò la mano neghittosa e lenta.
Quindi sovente in tal costume io scerno In quei che, ratto immaginando, al cielo Vide far di tre giri un giro eterno. Ma tu d'un doppio e generoso zelo
Vorrei che ardessi, e che le grandi idee Ricco avesser per te pomposo velo. Chi non ha l'auro, o 'l perde, è ver che bee Il Chianti in vetro; ma più lieto in vista
Spargeria di rubin gemme eritree. È ver che in massa ancor confusa e mista Ha suo prezzo l'argento, e pur novella Un'artefice man grazia gli acquista.
È ver che grezzo è l'adamante, e in quella Ruvida spoglia è prezioso, e pure Alla fervida ruota ei più s'abbella. Così le basse forme e sì l'oscure
Fuggir tu dei, e a l'arte, a l'ornamento Volger l'ingegno e le sagaci cure: E far che splenda il non volgar talento Ne' gran senso non sol, ma in quello ancora
Onde si spiega un nobile argomento. Che se l'un ti riserbi, e l'altro fuora Negletto lasci, non avrai per certo La doppia palma onde lo stil s'onora.
Quindi farassi a la tua mente aperto Qual sia 'l contrario del sublime, in cui Alcun non è de i detti pregi inserto. Talvolta udrai dentro gli scritti altrui
Alto rimbombo, e strepitoso il suono; Ma ve' che inganna, e non è fondo in lui. Perché l'alta del grande origin sono I gran pensieri, e di febea faretra
Fulmine i sensi, e le parole il tuono.
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