Skip to content
1798–1837

CCXXXVII – Cerretti

Giacomo Leopardi

Odio i bassi concenti Di citarista indegno Uso a far coi potenti Vil traffico d'ingegno,

E il delitto e la frode Avvolti in bisso e in porpora A coronar di lode. Degno è Nason che accolgalo

Del freddo Istro la foce, Quando a colui querelasi Che il Perugin feroce Spinse a l'orribil fame,

E a l'altro ond'è lo scoglio Tuttor di Capri infame. Cadon, derisi serti, E inaridita fronda,

I lauri al lusso offerti, Ma eterno il crin circonda, E contro gli anni è scudo, Lauro non compro, e libero

Fregio di merto ignudo. O Ansani, a te non piegansi Dome province e genti, Né gli atrii tuoi rimbombano

Al fragor de' clienti; E pur (difficil vanto) Per te a la parca cetera Sposai due volte il canto.

Tal da l'eleo conflitto D'Enessidemo il figlio, Due volte al corso invitto E al pugillar periglio,

Movea al trinacrio tetto A doppio inno di Pindaro Invidiato oggetto. De' prischi eroi le immagini

A suscitar rivolto, Qual non fosti d'Eacite L'ire imitando e il volto? E chi te non ammira

Sotto il sembiante indomito Del figlio di Semira? Perfida! e che giovolle Alma oltre il sesso ardita;

Vincer, con l'Indo molle, Il faretrato Scita; Se di rimorso atroce Eterna romoreggiale

Nel vinto cor la voce? Invan le cure a tergere Da l'empio sen profano Voluttà veglia, e libale

I don più scelti invano, Che a lei nutre e colora Col soggiogato oceano La tributaria aurora.

Misero il reo se crede Vita condur serena: Tardo ha talvolta il piede, Ma certa è ognor la pena:

Ecco, il feral delitto Preso a punir, lo squallido Spettro di re trafitto. Come diverso il veggono,

Lasso! le regie mura Dal dì che scese a l'Erebo Tradita ombra immatura! Gli aspidi di Megera

Ei scote, e il sen circondane De l'infedel mogliera. Esclama: empia, t'affretta: Vieni, infallibil preda,

Devota a la vendetta: Meco scender ti veda il nero Abisso; e tenti A nove colpe orribili

Novi ecitar tormenti. Questo pugnal percossemi, Da cara man vibrato; Questo, sacro a le Eumenidi,

Vindice del mio fato, Pena di te più amara Prendasi, e il sen ti laceri Spinto da man più cara.

Cookies on Poetry Cove

We use cookies to remember your language preference and — only with your consent — to learn how Poetry Cove is used. You can change your mind any time.