Idolo de gli eroi, terror de gli empi;
Spesso delusa in tanti bronzi e marmi;
Posterità; se a te ne' tardi tempi
Giungon miei carmi,
Odili, né temer che de' nepoti
Tradisca il voto, o falso a te ragioni:
Ché a me de' ricchi e de' potenti ignoti
Furono i doni.
Unico forse, de le ascree sorelle
Infra i seguaci, io libero, io ne' gravi
Modi d'Alceo franco tonai fra imbelle
Popol di schiavi.
E mentre offrir godean plebei cantori
A i coronati vizi aonio serto,
Io le neglette osai cinger di fiori
Are del merto.
Ahi, qual età! qual Pindo! Ov'è chi accenso
Vanti fra noi di patrio zelo il seno?
Chi un Omero oggi imita, o chi l'immenso
Lume d'Ismeno?
Che se, tra il crocidar d'immondi augei,
Qualche emerge talor voce sublime,
Qual obietto, qual segno a dì sì rei
Scelgon sue rime?
Quanti a te giungeran nomi d'ingegni
Ammirandi a la plebe, e vili al prode!
E quanti obblio ne coprirà che degni
Eran di Lode!