Candido cor, che in sul bel labro stai
Di quella schietta, che il mio tutto io chiamo;
Per te più sempre che me stesso io l'amo,
Tu più m'incendi che i suoi negri rai.
Chi di beltà, chi di lusinghe, e assai
Colti son d'arti e di menzogne a l'amo:
Non io; che, in prova, libertà non bramo;
E l'anno è il nono de' miei lacci omai.
Un dirmi ognor soavemente il vero,
Ancor che spiaccia; ed a vicenda, un breve
Sdegno in udirlo, indi un perdon sincero;
Un profondo sentire in sermon lieve;
Infra il lazzo del mondo animo intero:
Bei pregi; a cui servir, non fia mai greve.