È pastorella, è semplice
Nel volto, e più nel core;
È quella che innamòrati,
Come del prato un fiore.
Sta fra l'erbette incognito,
De' pregi suoi contento:
E s'ha men Sol che scaldilo,
Non ha timor del vento.
Altri d'un bello è cupido
Che sia fior di giardino,
In vasi accolto, e celebre
Per nome oltramarino.
Ma che far mai d'un titolo
Che dal capriccio è nato?
Oh quanto è meglio scegliere
Un fior di mezzo il prato!
Sì, le fogliuzze ha tenui,
Poca fragranza spande;
Ma è delicato, ingenuo,
Se non robusto e grande.
Come l'avea nel nascere,
Ha sempre il suo candore:
E perchè tutto è candido,
Ami del prato il fiore.
Gli sguardi non solletica
Con variopinta testa;
Ma quel candor soddisfati,
Ma quel candor t'arresta.
Ah, non di tanto strazio
Saria cagione amore,
Se ognor le belle fossero
Come del prato un fiore.
Sai ch'egli ancora è suddito
De' fiori al comun fato;
Ma sai ch'è più durevole
De gli altri, il fior del prato.
Non cerca ombra o ricovero;
A sdegno ha la coltura;
Ei da se sola vegeta,
Come lo fe natura.
Tal, deh, si serbi Fillide
Nel volto, e più nel core;
E sempre per te serbisi
Come del prato un fiore.