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1798–1837

CCXVI – Bertola

Giacomo Leopardi

È pastorella, è semplice Nel volto, e più nel core; È quella che innamòrati, Come del prato un fiore.

Sta fra l'erbette incognito, De' pregi suoi contento: E s'ha men Sol che scaldilo, Non ha timor del vento.

Altri d'un bello è cupido Che sia fior di giardino, In vasi accolto, e celebre Per nome oltramarino.

Ma che far mai d'un titolo Che dal capriccio è nato? Oh quanto è meglio scegliere Un fior di mezzo il prato!

Sì, le fogliuzze ha tenui, Poca fragranza spande; Ma è delicato, ingenuo, Se non robusto e grande.

Come l'avea nel nascere, Ha sempre il suo candore: E perchè tutto è candido, Ami del prato il fiore.

Gli sguardi non solletica Con variopinta testa; Ma quel candor soddisfati, Ma quel candor t'arresta.

Ah, non di tanto strazio Saria cagione amore, Se ognor le belle fossero Come del prato un fiore.

Sai ch'egli ancora è suddito De' fiori al comun fato; Ma sai ch'è più durevole De gli altri, il fior del prato.

Non cerca ombra o ricovero; A sdegno ha la coltura; Ei da se sola vegeta, Come lo fe natura.

Tal, deh, si serbi Fillide Nel volto, e più nel core; E sempre per te serbisi Come del prato un fiore.

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