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1798–1837

CCXLIX – De Rossi

Giacomo Leopardi

Quando il pittore acheo, Emulo di Natura, La bionda uva matura, Sacra al padre Lieo,

Pinse; e il pennello espresse Uve sì belle e vere, Che le pennute schiere Venner sovente ad esse;

A mirar quel portento De l'arte de' colori Correano a cento a cento Gli argivi spettatori.

Un dì, nel punto istesso, A quella tela appresso, Su' delusi augellini Ridean, tra lor, vicini,

Un ricco mercadante, Un senatore altero, E un giovinetto amante. Ma, ne l'udir quel riso,

Filosofo severo Gridò, sdegnato in viso: O stolti, e voi ridete De gl'ingannati augelli?

E voi simili a quelli Forse, o stolti non siete? Verso felicitade Tutti, da varie strade,

Spiccate un volo insano: La passaione intanto, Che in vostro cor si cela, Ed a volar vi spinge,

Sta col pennello in mano, E il fin bramato tanto In seduttrice tela A voglia sua dipinge.

A te avarizia indegna Felicità disegna Quando dal flutto infido Vien la tua nave al lido.

A te cieca ambizione Ne la gloria del brando, Ne l'onor del comando, La pinge e la compone.

Di voluttà il pennello Fa che tu aver la speri Nel posseder quel bello, Che t'invita a' piaceri.

Ma dite: un sol tra voi V'ha che l'ottenga poi? Dal desiato oggetto Non partite affamati

Qual parte l'augelletto Da' grappi simulati?

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