Quando il pittore acheo,
Emulo di Natura,
La bionda uva matura,
Sacra al padre Lieo,
Pinse; e il pennello espresse
Uve sì belle e vere,
Che le pennute schiere
Venner sovente ad esse;
A mirar quel portento
De l'arte de' colori
Correano a cento a cento
Gli argivi spettatori.
Un dì, nel punto istesso,
A quella tela appresso,
Su' delusi augellini
Ridean, tra lor, vicini,
Un ricco mercadante,
Un senatore altero,
E un giovinetto amante.
Ma, ne l'udir quel riso,
Filosofo severo
Gridò, sdegnato in viso:
O stolti, e voi ridete
De gl'ingannati augelli?
E voi simili a quelli
Forse, o stolti non siete?
Verso felicitade
Tutti, da varie strade,
Spiccate un volo insano:
La passaione intanto,
Che in vostro cor si cela,
Ed a volar vi spinge,
Sta col pennello in mano,
E il fin bramato tanto
In seduttrice tela
A voglia sua dipinge.
A te avarizia indegna
Felicità disegna
Quando dal flutto infido
Vien la tua nave al lido.
A te cieca ambizione
Ne la gloria del brando,
Ne l'onor del comando,
La pinge e la compone.
Di voluttà il pennello
Fa che tu aver la speri
Nel posseder quel bello,
Che t'invita a' piaceri.
Ma dite: un sol tra voi
V'ha che l'ottenga poi?
Dal desiato oggetto
Non partite affamati
Qual parte l'augelletto
Da' grappi simulati?