Italia! o me felice! Sotto il ciel più sereno, Bella d'arti e d'artefici Regina e genitrice,
Nacqui anch'io nel tuo seno. Le mani alzo a gli Dei, E il don d'itala cuna Pregio più che in estrania
Terra non pregerei Don di regia fortuna. Se nacquer lungo il Nilo, Se Grecia le fe belle,
Nacquero e s'abbellirono Sol per prender asilo Tra noi, l'arti sorelle. Quante man corser pronte!
Quant'alme innamorate! Ecco a le Dee risplendere Tutta la luce in fronte De la natia beltate.
D'eccelso orgoglio oh come Inusitati moti L'acceso cor m'investono, Sanzio, s'odo il tuo nome,
S'odo il tuo, Buonarroti! Ovunque il guardo io giro, Cento m'invitan segni D'are che al Gusto alzaronsi:
Quanti l'aure ch'io spiro, Spiran sovrani ingegni! De l'arti io vi saluto Monumenti diletti:
In voi pascendo l'anima, In genio anch'io mi muto, Ebbro de' vostri aspetti. Altri fra il tuon de' cavi
Metalli ami aggirarsi, Fra monti di cadaveri; E l'irto crin si gravi Di allòr di sangue sparsi:
Tu, Italia, in mezzo a l'arti Pacifica ti resta; Italia, ecco il tuo imperio: No, il Ciel non potea darti
Sorte miglior di questa. Grecia potuto avria Lagnarsi? un sol sospiro Trasse ella mai d'invidia
Su l'alta signoria De' successor di Ciro? Ma de l'onor più vero Sempre, se vuoi, ti sono
Tutte le vie domestiche: Scopristi un emisfero, E altrui ne festi un dono. Di tue ricchezze il fonte
Avrai tu sola a vile? Se, mal suo grado, apprezzale D'oltremar, d'oltremonte Ogni spirto gentile?
Qua corra a te non pensi Estrania ognor famiglia, Su' tuoi tesori estatica E in preda a mille sensi
D'invidia e maraviglia? Reso a le patrie rive, Se oltraggi alcun frappone Al vero inevitabile;
Quel che sua invidia scrive, Detesta sua ragione. Ma se l'invidia cede, L'indistre peregrino
Giura, per te dimentica D'aver la patria; e chiede Farsi tuo cittadino.
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