Una dorata chicchera
Di porcellana fina,
Spezzata in più minuzzoli,
Tornò mesta in cucina.
Pria che i rottami inutili
Fosser gettati via,
Che t'avvenne, una pentola
Disse, sorella mia?
La chicchera sarebbesi
Sdegnata un'altra volta
A tal nome; ed ora umile,
Per pietà, disse, ascolta.
Tu sai con che mirabile,
Con che sottil lavoro
Cinese man, di porpora
M'avea fregiata e d'oro.
Sopra bacile argenteo,
D'argento circondata,
Da labbra e mani nobili
Ognora palpeggiata;
La mia fragile origine
Alfin dimenticai;
E in un vaso che cedere
Non volle il luogo, urtai.
Era il vase metallico:
Ed a la prima botta,
In pezzi minutissimi
Caddi chiacciata e rotta.
Forse su l'argomento
Di questa favoletta
Necessario è il comento?