Già, di zefiro al giocondo
Susurrare, erasi desta
Primavera; ed il crin biondo
S'acconciava, e l'aurea vesta.
L'aer tepido e sereno,
De la terra il lieto aspetto
Già destava a tutti in seno
Nuovo brio, nuovo diletto.
Sopra l'erbe e i fior novelli
Saltellavano gli armenti;
Ed il bosco, de gli augelli
Risonava a i bei concenti.
Con insolita armonia
Entro il vago stuol canoro
L'usignol cantar s'udia,
Quasi principe del coro.
Le leggiere agili note
Sì soave or lega or parte,
Che dimostra quanto puote
La natura sopra l'arte.
Or lento e placidissimo
Il bel canto in giù discende;
Or con volo rapidissimo,
Gorgheggiando, in alto ascende.
Tra le frondi ei canta solo;
Stanno gli altri a udirlo intenti;
Ed avean sospeso il volo
Fin l'aurette riverenti.
Sol s'udia di quando in quando
In noioso e rauco tuono
Un cuculo andar turbando
Il soave amabil suono.
E lo stridulo rumore
Importun divenne tanto,
Che del bosco il bel cantore
A la fin sospese il canto.
L'importuno augel noioso
Dispiegando allor le penne,
Al cantore armonioso
A posarsi accanto venne:
E con ciglia allor di grave
Compiacenza e orgoglio piene,
Disse al musico soave:
Quanto mai cantiamo bene!
L'ignorante ed impudente
D'accoppiarsi al saggio ha l'arte,
E con lui tenta sovente
De la gloria esser a parte.