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1798–1837

CCVII – Pignotti

Giacomo Leopardi

Da l'infiammate rote Febo scotea sul suol l'estivo ardore; E il robusto aratore Stava a l'arso terreno

Col vomere tagliente aprendo il seno. Acceso in volto, di sudor bagnato, Col crine scompigliato, Curvo le spalle, il cigolante aratro

Con una man premea, Che col chino ginocchio accompagnava; E coll'altra stringea Pungolo acuto; e colla rozza voce,

E coi colpi frequenti, Affrettava de' bovi i passi lenti. Stava sopra l'aratro in grave volto Una mosca arrogante,

Ch'or su l'irsuto tergo De' stanchi buoi volava, Ed ora al tardo aratro In fretta ritornava;

E quasi in alto affar tutta occupata, Smaniante ed affannosa, Corre, ronza, s'adira, e mai non posa. Un moscerino intanto

Passando ad essa accanto, Le disse: e perché mai Tanto sudi e t'affanni? e cosa fai? Rispose con dispetto

Quell'arrogante insetto: Nol vedi? è necessario il domandare Qual importante affare Ci occupi tutti adesso? Ad ignorarlo

Veramente sei solo. Non lo vedi, balordo? ariamo il suolo. È assai comune usanza Il credersi persona d'importanza.

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