Sopra marmorea vasca, ove il cristallo Emulvan le pure onde tranquille, Ed a l'argentee conche ed al corallo Faceano specchio, e a le petrose stille;
Infra i gatti il più bel, Buricchio, assiso, Stava ammirando entro il cristallo ondoso Le negre orecchie, ed il rotondo viso, Le candide basette, e il pel nevoso.
Mentre contempla la sua bella imago, E in basso e rauco suon va borbottando, Mira sotto di se nel picciol lago Un non più visto pesce ire ondeggiando.
Aguzza i lumi allor, la serpeggiante Coda inarcando, e in lui s'affisa attento; Che di dorate squame fiammeggiante, Per l'onda se ne va fastoso e lento.
Buricchio allor, che sotto un serio e grave Venerabile aspetto ricopria Indole ghiotta, e voglie ingorde e prave; Sì bel pesce assaggiar tosto desia.
E crede che di vaga e pellegrina Spoglia sì ricca un pesce rivestito, Più de l'argentea trota e de l'ombrina, De lo storion sarà più saporito.
Guizza per l'acqua il pesce in spesse ruote: Stende la zampa il gatto, e l'unghia attuffa Ne l'onda alquanto, e la ritira e scote; E accosta il muso, tocca l'acqua e sbuffa.
Sorge alfine a fior d'acqua, apre la bocca Il pesce incauto, e più e più s'innalza: Buricchio attento il fatal colpo scocca; L'adugna e tira, e sopra il suol lo sbalza.
Si dibatte su l'erba egro e languente Il pesce: e il gatto a lui saltando addosso, Straccia con l'unghia, e ficca avido il dente Ne l'aurea pancia e nel dipinto dosso.
Ma quando poi l'insipida e stopposa Polpa gustò, che già sperato avea Trovar sì saporita e preziosa; Burlato, malamente la rodea.
E abbandonando il pesce non finito, Fra se concluse, pien di mal umore, Che creder non si deve a un bel vestito, Né l'interno apprezzar da quel ch'è fuore.
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