Skip to content
1798–1837

CCV – Pignotti

Giacomo Leopardi

De lo stupor che desta Un volante pallone, A dirti il ver, non vedo la ragione. Qual è mai la virtù che lo sublima?

Che asconde entro di se, da cui la forza Per gire in alto e per volar riceve? Fumo sol vi si asconde, ed aria lieve. Onde la meraviglia? e quando fu

Nuovo vedere il fumo andare in su? Or sai la differenza, e perché il ciglio Ciascun v'affisa, e si riman stupito? È fumo, è ver; ma fumo rivestito.

Con varie foggie, per attrar lo sguardo, In ampio globo ascoso, in varia veste Il fumo si traveste; Ora in più vile, ora in più ricco invoglio:

Ma il più comun vestito è quel di foglio. Scuotonsi i polverosi scartafacci, E cento e cento per vestire il fumo Pongonsi in opra letterati stracci.

Quanti intarlati, né finora aperti, Vergini libri, già vecchi, e coperti Di quella ancor che vi cadé primiera Polvere inonorata,

Libri cui si fe notte innanzi sera; A le tignole tolti, Si schiudono; e disciolti Dal manto, che quantunque aureo gl'involse,

A l'oblio non li tolse, Ora impastati al fumo intorno intorno, Con meraviglia alfin veggono il giorno! Qua s'innalza un pallone, e ne l'alzarsi

Mostra su l'ampio suo ventre distesi I magnifici titoli Di teologiche tesi. Sdrucite, e insiem confuse,

Volano le poetiche Raccolte. Oh quante odi pindariche, Sol di vano rumor pompose e carche, Che con sonanti rime,

Mentendo in stil sublime, Invitaron sì spesso gli uditori A rimirare il loro eccelso volo, Né si mosser dal suolo;

Ecco, con nuovo inaspettato salto, Pregne di fumo, alfin volano in alto! Voi pur (chi 'l crederia?) mostri di Pindo Che, col coturno in piè, da pulcinelli

Travestendo gli eroi Montate in palco; e voi Che, impastati di un quarto di commedia, D'un altro di tragedia,

E il resto di follia, Daniello ed Elia In lungo, strano e non inteso gergo Ragionar fate; e per le colpe sue,

Nabucco in scena trasformate in bue; Voi che, nati, restate ognor sepolti De l'oblio fra le tenebre omicide; Gioite: alfin v'arride

Il fato amico: è giunto Il fortunato punto Che tragghiate del pubblico gli sguardi: E mentre, in giri ora veloci or tardi,

V'inalzate a le nubi, Quei che speraste in sul teatro invano Lieti plausi sonori, Grazie al fumo, vi fan gli spettatori.

Ma questo, benché adorno De le dotte fatiche di Parnaso E di più d'un Liceo, Quest'abito del fumo e il più plebeo.

Altri di tela il cinge, Che di vaghi colori orna e dipinge; Altri di nobil più, serica veste, Su cui scorrono, inteste,

E in vago ordine miste, Auree e purpuree liste. E il vario suon di gioia ed il clamore Del volgo, pare a me che sia maggiore

Quanto più ricco e bello È del fumo il mantello. Di questa folle ammirazion, di questo Strano evento tu ridi? e pure in esso

Ravviserai, se con attento sguardo Prendi a mirarlo ben da capo a fondo, L'immagine di ciò che avvien al mondo. De gli uomini l'immensa

Folla che scorre inosservata e queta Per l'usata e secreta Via de la vita, rassomiglia appunto Al fumo non vestito ancor, che sotto

La sua vera figura naturale, Senza attrarre un'occhiata, Per la solita strada in aria sale. Ma vedi come a un tratto,

Rapidamente tratto Da destrieri spumanti, Di ricchi fregi adorni ed aurea briglia, Stride su i ferrei elastici sostegni

Fastoso cocchio, e il popolo scompiglia: Vedi come la turba Stupida il guarda, e riguardando ammuta. Quei servi rapidissimi e volanti,

Che gli scorrono avanti, Come i destrieri anch'essi ornati d'oro, E resi eguali a loro; Quello stuol d'oziosi impertinenti

Dietro il cocchio pendenti; L'aureo fulgor, lo strepito, il rimbombo, Che la vista così fere e l'udito; Son del fumo un magnifico vestito:

Del fumo, o sia di quel ricco e doarato Insetto, che sdraiato Con maestosa impertinenza siede Sul volante guanciale, e la pedestre

Turba d'un guardo sol degna non crede. Anzi il rapido cocchio Par che, stridendo in minaccioso metro, Gridi superbo indietro

Al vil volgo cencioso: ed a punirlo Che a lui troppo appressò, mentre trapassa, O l'urta, o allor ch'ei fugge, D'atro e fangoso spruzzo asperso il lassa.

Comun fumo negletto era poc'anzi Quei cui piegansi innanzi Or cento fronti umìli. E ben, che avvenne? Quella chiave dorata, che gli pende

Ora dal fianco; quello Grande titol novello, Ch'empie la bocca alteramente, e suona Con pomposo rimbombo

Su le labbra de' servi ogni momento; Son del fumo un fastoso abbigliamento. Vesti del fumo son quelle splendenti Croci, santi, legaccie, e stelle, e fere;

E le distinte, altere Seriche fasce, d'aurei fregi ornate E di gemme stellate Che cingon, quai zodiaci, oblique il seno

Di chi? del fumo: sì, gemmato fumo, Che rai pomposi, e tremule scintille Vibrando, le pupille Del volgo abbaglia sì, che in lui s'affisa:

Ché per il fumo nessun più lo ravvisa. Ma il fumo il più leggiero, il più sottile; Quello che il volgo umile Guarda con più stupor; quello che abbaglia

Tanto chi troppo fiso lo rimira, Che con strana vertigine Spesso il capo gli gira; Quel che cangia ogn'istante

D'abito e di sembiante, E fregi veste i più pomposi e vani; È 'l fumo lusinghier de' cortigiani. Ne la lor fosca e torbida atmosfera,

Su l'ali d'incostante aura leggera, Quali aerei pallon, errar li mira, Esposti a le più instabili vicende: Altri monta, altri scende.

Vedi, quando il favore, Quasi vital calore, Riscalda il fumo, vedi come s'alzi Rapidissomo il globo, e in un baleno

Giunga a le nubi in seno. Ma si raffredda il fumo; e già ricade Su quelle onde partì, fangose strade: E allor, ad onta de la nobil vesta,

Senza degnarlo d'una occhiata sola, Vi passa sopra il volgo, e lo calpesta.

Cookies on Poetry Cove

We use cookies to remember your language preference and — only with your consent — to learn how Poetry Cove is used. You can change your mind any time.
CCV – Pignotti · Giacomo Leopardi · Poetry Cove