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1798–1837

CCLXXVIII – Monti

Giacomo Leopardi

Pallido intanto su l'abnobie rupi Il Sol cadendo raccogliea d'intorno Da le cose i colori, e a la pietosa Notte del mondo concedea la cura.

Ed ella, del regal suo velo eterno Spiegando il lembo, raccendea ne gli astri La morta luce, e la spegnea sul volto De gli stanchi mortali. Era il tuon queto

De' fulmini guerrieri, e ne vagava Sol per la valle il fumo atro, confuso Colle nebbie de' boschi e de' torrenti: Eran quete le selve, eran de l'aure

Queti i sospiri; ma lugubri e cupi S'udian gemiti e grida in lontananza Di languenti trafitti, e un calpestio Di cavalli e di fanti, e sotto il grave

Peso de' bronzi un cigolio di rote, Che mestizia e terror mettea nel core.

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