Pallido intanto su l'abnobie rupi
Il Sol cadendo raccogliea d'intorno
Da le cose i colori, e a la pietosa
Notte del mondo concedea la cura.
Ed ella, del regal suo velo eterno
Spiegando il lembo, raccendea ne gli astri
La morta luce, e la spegnea sul volto
De gli stanchi mortali. Era il tuon queto
De' fulmini guerrieri, e ne vagava
Sol per la valle il fumo atro, confuso
Colle nebbie de' boschi e de' torrenti:
Eran quete le selve, eran de l'aure
Queti i sospiri; ma lugubri e cupi
S'udian gemiti e grida in lontananza
Di languenti trafitti, e un calpestio
Di cavalli e di fanti, e sotto il grave
Peso de' bronzi un cigolio di rote,
Che mestizia e terror mettea nel core.