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1798–1837

CCLXXVI – Monti

Giacomo Leopardi

Allorché il sole (io lo rammento spesso) D'Oriente sul balzo compariva A risvegliar del suo silenzio il mondo, E a gli oggetti rendea più vivi e freschi

I color che rapiti avea la sera, Da l'umile mio letto anch'io sorgendo, A salutarlo m'affrettava, e fiso Tenea l'occhio a mirar come nascoso

Di là dal colle ancora ei fea da lunge De gli alti gioghi biondeggiar le cime; Poi come lenta in giù scorrea la luce Il dosso imporporando e i fianchi alpestri,

E dilatata a me venia d'incontro, Che a' piedi l'attendea de la montagna. Da l'umido suo sen la terra allora Su le penne de l'aure mattutine

Grata innalzava di profumi un nembo: E altero di se stesso, e sorridente Su i benefizi suoi, l'aureo pianeta Nel vapor, che odoroso ergeasi in alto,

Gia rinfrescando le divine chiome, E fra il concento de gli augelli e il plauso De le create cose egli sublime Per l'azzurro del ciel spingea le rote.

Allor sul fresco margine d'un rivo M'adagiava tranquillo in su l'erbetta, Che lunga e folta mi sorgea dintorno, E tutto quasi mi copriva; ed ora

Supino mi giacea, fosche mirando Pender le selve da l'opposta balza, E fumar le colline, e tutta in faccia Di sparsi armenti biancheggiar la rupe:

Or rivolto col fianco al ruscelletto Io mi fermava a riguardar le nubi, Che tremolando si vedean riflesse Nel puro trapassar specchio de l'onda:

Poi del gentil spettacolo già sazio, Tra i cespi, che mi fean corona e letto, Si fissava il mio sguardo, e attento e cheto Il picciol mondo a contemplar poneami,

Che tra gli steli brulica de l'erbe, E il vago e vario de gl'insetti ammanto, E l'indole diversa e la natura. Altri a torma e fuggenti in lunga fila

Vengono e van per via carchi di preda; Altri sta solitario, altri l'amico In suo cammino arresta, e con lui sembra Gran cose conferir: questi d'un fiore

L'ambrosia sugge e la rugiada; e quello Al suo rival ne disputa l'impero, E venir tosto a lite, ed azzuffarsi, E avviticchiati insieme ambo repente

Giù da la foglia sdrucciolar li vedi. Né valor manca in quegli angusti petti, Previdenza, consiglio, odio ed amore. Quindi alcuni tra lor miti e pietosi

Prestansi aita ne' bisogni; assai Migliori in ciò de l'uom, che al suo fratello Fin ne la stessa povertà fa guerra: Ed altri poscia da vorace istinto

A la strage chiamati ed a gl'inganni, De la morte d'altrui vivono, e sempre Del più gagliardo, come avvien tra noi, O del più scaltro la ragion prevale.

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