Più la contemplo, più vaneggio in quella
Mirabil tela: e il cor, che ne sospira,
Sì ne l'obbietto del suo amor delira,
Che gli amplessi n'aspetta e la favella.
Ond'io già corro ad abbracciarla. Ed ella
Labbro non move, ma lo sguardo gira
Ver me sì lieto che mi dice: or mira,
Diletto genitor, quanto son bella.
Figlia, io rispondo, d'un gentil sereno
Ridon tue forme: e questa imago è diva
Sì che ogni tela al paragon vien meno.
Ma un'imago di te vegg'io più viva,
E la veggo sol io; quella che in seno
Al tuo tenero padre Amor scolpiva.