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1798–1837

CCLXVII – Monti

Giacomo Leopardi

Più la contemplo, più vaneggio in quella Mirabil tela: e il cor, che ne sospira, Sì ne l'obbietto del suo amor delira, Che gli amplessi n'aspetta e la favella.

Ond'io già corro ad abbracciarla. Ed ella Labbro non move, ma lo sguardo gira Ver me sì lieto che mi dice: or mira, Diletto genitor, quanto son bella.

Figlia, io rispondo, d'un gentil sereno Ridon tue forme: e questa imago è diva Sì che ogni tela al paragon vien meno. Ma un'imago di te vegg'io più viva,

E la veggo sol io; quella che in seno Al tuo tenero padre Amor scolpiva.

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