A par di lince
Vede acuto la plebe; e dopo il vano
Bagliore sa spiar la torpid'alma,
Il rozzo ingegno, il ferreo cor, che tutto
L'utile si fa giusto, il falso aspetto,
Il doppio labbro ed i mal fidi orecchi
Di chi crebbe sul merto, al soffio cieco
De la fortuna: e in suo pensier l'abborre
E il vilipende allor che meglio il pasce
Di magnifici nomi e di servile
Abbassamento. Ecco trapassa Ormondo,
Eretto in mezzo a l'inchinate teste
Del volgo pauroso. Odi, se l'ozio
Te ne riman. Non volano sì fitte
Sul passeggier le paludose mosche,
Quanti scoccan su lui da' labbri accolti
Proverbi e villanie. Mida; Seiano;
Console di Caligola. Puoi tutte,
S'hai veloce l'udito, a un punto solo
Raccor le infamie de l'oscena vita.
Ma chi, parco di voglie e di bisogni,
Ogni dono del Ciel pone a guadagno;
Chi modesto misura ogni sua forza,
Né, di se presumendo, osa inoltrarsi
Sin dove offenda il pubblico consenso;
A' suoi caro e a gli amici i giorni umili
Guida tranquillo, e più pregiato assai
De' gran possenti: e fuor del suo disegno,
Talor poggia al fastigio ove miraro
Colle colpe e i sudor mill'altri invano.