Poiché divenne Fille
Del suo signor consorte,
Lasciò le rozze ville
Per abitar la corte.
Però venia talora
Del padre a l'umil tetto;
E conservava ancora
Per la campagna affetto.
Sopra le siepi un giorno
De l'orticel del padre
Mirando d'ogn'intorno
Piante folte e leggiadre
D'agresti gelsomini
Fiorir tra dumi e spini,
Diceva: e d'onde avviene
Che questo fiorellino,
Che anch'io, con mille pene,
Fo nutrir nel giardino,
Là non cresce sì bello,
Là non sembra più quello?
Rispose il padre: o figlia,
Quell'odoroso fiore,
Nel puro suo candore,
A innocenza somiglia:
Le siepi ama e le spine,
Com'essa i rozzi tetti:
Le pompe cittadine
Par che con lei rigetti.
Dimmi: ne la cittade
La tua innocenza è quella
Che fra queste contrade
Serbasti, intatta e bella?