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1798–1837

CCLVI – De Rossi

Giacomo Leopardi

Poiché divenne Fille Del suo signor consorte, Lasciò le rozze ville Per abitar la corte.

Però venia talora Del padre a l'umil tetto; E conservava ancora Per la campagna affetto.

Sopra le siepi un giorno De l'orticel del padre Mirando d'ogn'intorno Piante folte e leggiadre

D'agresti gelsomini Fiorir tra dumi e spini, Diceva: e d'onde avviene Che questo fiorellino,

Che anch'io, con mille pene, Fo nutrir nel giardino, Là non cresce sì bello, Là non sembra più quello?

Rispose il padre: o figlia, Quell'odoroso fiore, Nel puro suo candore, A innocenza somiglia:

Le siepi ama e le spine, Com'essa i rozzi tetti: Le pompe cittadine Par che con lei rigetti.

Dimmi: ne la cittade La tua innocenza è quella Che fra queste contrade Serbasti, intatta e bella?

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