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1798–1837

CCLII – De Rossi

Giacomo Leopardi

Udienza solenne Amore un giorno tenne: Il regolar l'ingresso Fu al Capriccio commesso.

Entraro il Riso e il Gioco: Ma si trattenner poco. Con Amore assai più Parlò la Gioventù.

Fu la Bellezza udita; Ma colle Grazie unita. Dopo la Gelosia, Ascoltò la Follia:

E momenti non brevi Ad ambedue concesse; Perché affari non lievi Suole affidare ad esse.

Torbido in viso e tetro, Passò poi il Tradimento: Ma nel tornare indietro Parve lieto e contento.

Entrò lo Sdegno ancora A favellar col nume: E benché ad esso ognora Avverso di costume,

Pur gli lesse in volto Che avealo bene accolto. Fu ammessa la Costanza Coll'Innocenza a lato:

Ma usciron da la stanza In aspetto turbato. Avea già udito Amore Tutto l'accorso stuolo;

E la Ragione solo Aspettava al di fuore: Ché, a lei per odio antico Il Capriccio nemico,

Avea per dispetto D'annunciarla negletto. E allor che il nume vide Dal lungo udire stanco;

V'è la Ragion pur anco, Dice; e fra se poi ride. Quando quel nome ascolta, Pensoso abbassa i guardi,

Poi dice Amore: è tardi: Che passi un'altra volta.

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