Udienza solenne
Amore un giorno tenne:
Il regolar l'ingresso
Fu al Capriccio commesso.
Entraro il Riso e il Gioco:
Ma si trattenner poco.
Con Amore assai più
Parlò la Gioventù.
Fu la Bellezza udita;
Ma colle Grazie unita.
Dopo la Gelosia,
Ascoltò la Follia:
E momenti non brevi
Ad ambedue concesse;
Perché affari non lievi
Suole affidare ad esse.
Torbido in viso e tetro,
Passò poi il Tradimento:
Ma nel tornare indietro
Parve lieto e contento.
Entrò lo Sdegno ancora
A favellar col nume:
E benché ad esso ognora
Avverso di costume,
Pur gli lesse in volto
Che avealo bene accolto.
Fu ammessa la Costanza
Coll'Innocenza a lato:
Ma usciron da la stanza
In aspetto turbato.
Avea già udito Amore
Tutto l'accorso stuolo;
E la Ragione solo
Aspettava al di fuore:
Ché, a lei per odio antico
Il Capriccio nemico,
Avea per dispetto
D'annunciarla negletto.
E allor che il nume vide
Dal lungo udire stanco;
V'è la Ragion pur anco,
Dice; e fra se poi ride.
Quando quel nome ascolta,
Pensoso abbassa i guardi,
Poi dice Amore: è tardi:
Che passi un'altra volta.