Prendi, mi disse Amore,
Questo arco feritore,
Di cui ti lagni tanto;
Spezzalo pur, se vuoi:
Quando quest'arco è infranto
Cessano i mali tuoi.
Incauto giovinetto,
D'Amor l'offerta accetto;
E in cento modi e cento
Spezzar quell'arco tento.
Ma ogni forza mortale
Contro quell'arco è frale.
Cercando allor men vo
Chi diami a l'uopo aita.
L'arco a lo Sdegno do:
Quegli con mano ardita
Franco l'opra intraprende:
Ma intatto poi mel rende.
A Gelosia lo porto:
E coll'arida mano
L'avea colei già torto.
Io n'esulto: ma invano;
Ché forte più di pria
Mel rende Gelosia.
Volgo al Capriccio i preghi;
Che a l'impresa s'accinge.
L'arco per che si pieghi
Mentre colui lo stringe:
Oh breve contentezza!
Lo piega, e non lo spezza.
Allor le Muse invoco:
Arso quell'arco indegno
Spero dal sacro fuoco
Che m'accende l'ingegno.
Ma è van che a quelle esprima
I miei tormenti in rima.
Così passando gli anni
Fra tristezza ed affanni,
Alfin le bianche brine
Caddero sul mio crine:
Vecchiezza, che la mio fianco
Mosse il piè lento e stanco,
Vide quell'arco, rise,
Lo spezzò, lo divise.
Or l'empio fanciulletto
Impaziente aspetto;
Ché de' trionfi miei
Farlo certo vorrei.
Ma indarno, oh Dio, lo bramo,
Indarno a me lo chiamo:
Passa lunge, e qual vento
Da gli occhi miei si fura;
Ed or che nol pavento,
Ei più di me non cura.