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1798–1837

Canzonetta 5

Giacomo Leopardi

Coronata di papaveri Dalle opache, oscure grotte, E dagli antri soporiferi Esce placida la notte.

Già d'un chiaro lume roseo Si colora l'orizonte, E di opache, e folte tenebre Già si adombra ogni alto monte.

Il villano attento, e cupido Biondo fieno, ed abbondante, Con la larga mano, e prodiga Gitta innanzi al bue mugghiante.

Già trascorre con l'argenteo Carro il ciel l'amica luna, E risplende fra le tenebre Della notte oscura, e bruna.

Con soave voce tenera Sfoga il flebile usignuolo Fra l'orror notturno, e tacito Armonioso, e mesto il duolo.

I pastori già rivolgono All'albergo stanchi il piede, Ed allegri già ritornano Alla tacita lor sede.

A frugal mensa si assidono Sol d'incolte erbe imbandita, Ma d'ogni altra mensa splendida Assai più da lor gradita.

Lieti il dolce vino bevono Alla grata mensa amica, E fra loro ognun dimentica La sofferta aspra fatica.

Terminata è già la rustica Frugal mensa, e ognun si stende Sopra il letto agreste e povero, E il sopor fra lor discende.

Oh soave sonno placido, Notte tacita, e gioconda, Fra le tue tranquille tenebre Gode l'uom quiete profonda.

Ah felice campo fertile Sempre in te si passan liete L'ore placide del vivere, Nulla può turbar tua quiete.

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Canzonetta 5 · Giacomo Leopardi · Poetry Cove