Coronata di papaveri
Dalle opache, oscure grotte,
E dagli antri soporiferi
Esce placida la notte.
Già d'un chiaro lume roseo
Si colora l'orizonte,
E di opache, e folte tenebre
Già si adombra ogni alto monte.
Il villano attento, e cupido
Biondo fieno, ed abbondante,
Con la larga mano, e prodiga
Gitta innanzi al bue mugghiante.
Già trascorre con l'argenteo
Carro il ciel l'amica luna,
E risplende fra le tenebre
Della notte oscura, e bruna.
Con soave voce tenera
Sfoga il flebile usignuolo
Fra l'orror notturno, e tacito
Armonioso, e mesto il duolo.
I pastori già rivolgono
All'albergo stanchi il piede,
Ed allegri già ritornano
Alla tacita lor sede.
A frugal mensa si assidono
Sol d'incolte erbe imbandita,
Ma d'ogni altra mensa splendida
Assai più da lor gradita.
Lieti il dolce vino bevono
Alla grata mensa amica,
E fra loro ognun dimentica
La sofferta aspra fatica.
Terminata è già la rustica
Frugal mensa, e ognun si stende
Sopra il letto agreste e povero,
E il sopor fra lor discende.
Oh soave sonno placido,
Notte tacita, e gioconda,
Fra le tue tranquille tenebre
Gode l'uom quiete profonda.
Ah felice campo fertile
Sempre in te si passan liete
L'ore placide del vivere,
Nulla può turbar tua quiete.