Di Giugno il mese fertile
È giunto; abbonda il grano,
E nitido biondeggia,
Ed offrono al villano
Le spiche colme e spesse
Un abbondante messe.
Rosseggia il sol; sollecita
Sorge la turba e lieta,
Ed all'oprare accingesi
Industre, e irrequieta;
Recide già il frumento
Il contadino attento.
Già sotto il ferro inchinasi
L'amico grano, e biondo,
E già reciso stendesi
Sopra il terren fecondo,
Terren d'ogni tesoro
Assai più grato, e d'oro.
Sempre più l'opra avvanzasi,
E già l'agricoltore
Gronda nel viso fervido
Di molle arso sudore,
Ma non perciò si stanca,
Nè alla fatica manca.
Già segna del meriggio
Il sol nel cielo l'ora,
E insieme i colli splendidi
Di maggior luce indora;
Ognun rivolge il piede
All'ombra, e ognun già siede.
Già di lontano scorgesi
Portar la parca mensa
La contadina provida.
Intorno a lei si addensa,
Ed alto-grida lieto
De' contadini il ceto.
Sotto un ombroso faggio
La turba insiem si asside,
Le frutta, e il pane ruvido,
E l'erbe si divide,
E con la mensa amica
Sollieva la fatica.
Felice turba rustica,
Cibo soave, e grato,
Ombra più dilettevole
D'ogni palagio aurato,
Campo fecondo, e quieto,
L'uomo in te vive lieto.