Il crudo verno sciogliesi,
Torna la primavera,
Nè più nel cielo vedesi
L'atra tempesta, e nera.
Non più alle stelle s'ergono
Alte, e spumanti l'onde,
Ma stese in calma placida
Bacian le opposte sponde.
Non più furiosi soffiano
Gli austri, ma solo amico
Inerespa il gentil zeffiro
Il ruscelletto aprico.
La neve già dileguasi;
Spuntan campestri fiori,
E il verde prato smaltano
Di varj, e bei colori.
Non più gli armenti restano
Nell'ampie stalle oziosi;
Ma lieti già se n'escono
Robusti, ed animosi.
Non più sul fuoco i rustici
Pongon le legna ardenti,
Ma providi ritornano
Alle fatiche, e stenti.
I lupi si rintanano
Nelle frondose selve,
Nè comparir più vedonsi
L'aspre affamate belve.
Le pecchie già si posano
Sopra l'amato fiore,
Ed armoniose suggono
Il dolce, e grato umore.
Stagione amica, e fertile,
Che sola l'uom ristori,
Afflitto per i gelidi
Del verno aspri rigori!
Espressa in te ben vedesi
L'alta beneficenza
Del sommo Nume, e Massimo,
Nume di gran clemenza.