Voi, ch'alterigia
In cuor pascete,
E in alto soglio
Regi sedete,
Voi, che i magnifici
Palagj amate,
E i prodi, e nobili
Trofei bramate;
Voi, deh voi ditemi
Se mai piacere
Potete in simili
Reggie godere;
Se la mestizia
V'entra e il dolore,
E se mai lacero
Avete il cuore.
Ah no, non puotesi
Viver felici,
Fuorchè ne' floridi
Campi, ed aprici.
Qui la letizia
Ognuno gode,
Nè cura torbida
Il cuor mai rode.
Più lieti i poveri
Sono dei Rè,
Ed il pericolo
Fra lor non v'è.
Atterra il fulmine
Turrita mole,
L'umil tugurio
Toccar non suole.
I venti scuotono
Le frondi, e l'erbe,
Ma l'alte atterrano
Quercie superbe.
Ah campo fertile,
Tu dai ristoro
Più assai di Reggia
coperta d'oro.
Ben lo conobbero
Le antiche genti,
Che dopo i nobili
Guerrieri stenti
Lieti finirono
La prode vita
In solitudine
Erma, e romita.
Di guerra il fulmine
Morì Scipione,
Fra le delizie
D'erma regione.
O illustri, e nobili
Eroi sapienti,
Tutte vi ammirano
Le umane genti.
Più sempre innalzasi
La vostra gloria,
E niun può togliervi
Dalla memoria.