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1798–1837

Canto 3

Giacomo Leopardi

Moabbo, invan di trionfanti allori Cingi la fronte a gl'impotenti Numi, Vedrai ben tosto tra i funesti orrori Tinti del sangue tuo scorrere i fiumi,

E su gli estinti corpi, e sul tuo regno Vincitor mirerai del ciel lo sdegno. Squallido Balaam già la cittade Mira vicina, e tosto alto spavento,

E gioia insiem d'ognun l'animo invade, Ora il terror succede, ora il contento; Incerto fra il timor v'è là chi pende, E v'è chi lieto al ciel le mani stende.

Già da l'alta città Balam altero Lieto sen esce di veder pensando Vinto omai d'Israello il popol fiero, Esce ubbidiente ancora al suo comando

La numerosa turma incerta, e ansante, Il campo ingombra il cavaliere, e il fante. Giunge Balam alfine: i lieti evviva S'alzano tosto al cielo, echeggia intorno

La valle, e il monte, e del Giordan la riva. Giungesti alfine, o sospirato giorno; Balac esclama; in cui mi sia concesso Il nemico veder vinto, ed oppresso!

Son pronto, o Rege, il cenno tuo sovrano Ad eseguire; il Regnator del cielo Scagliar dovrà con la possente mano Di sua vendetta il sanguinoso telo

Contro il popol crudel, che lutto, e morte A te minaccia, e spaventosa sorte. Sì dice Balaamo il popol tutto Applaude lieto, e dal suo cuore ansioso

Il duolo scaccia, lo spavento, e il lutto; Gioisce ognun non più mesto, e dubbioso, E il primiero obbliando, inquieto affanno Balac il Rege a seguitar si danno.

Al cielo ergea le rilevate spalle Erta montagna, e da la cima alpestre Scorgeasi intorno ne la bassa valle E le nemiche turme, e il campo equestre

Ingombrar la pianura, e ferrea messe Scuopriasi d'armi ammonticchiate, e spesse. Quivi Balac ascende; ha seco a lato L'empio Profeta maestà spirando,

S'ergon l'are del Mago desiato A l'imperioso cenno, al rio comando, Le vittime son pronte; il regno intero Pende dal labbro del Profeta altero.

L'olocausto sostien, Balac; ei dice; Finchè mi porga il ciel saggio consiglio, Onde dal popol tuo mesto, e infelice L'imminente scacciare, aspro periglio.

Sì dice, e parte: ansioso ognuno aspetta Contro il fiero Israel cruda vendetta. Ed ecco tosto rabbuffato, e ardente Sen torna Balaam, da le pupille,

E da l'incantator volto, furente Escon di vivo fuoco acre scintille, Ognun si arresta, ed a gli orecchi attenti Corre l'alma ad udir gli ansiosi accenti.

Popolo di Moabbo il Dio Celeste Benedisse Israello, egli mi vieta Le turme di scacciar cotanto infeste A la vostra regione or non più lieta,

Ceder essa dovrà del popol fiero A l'impeto possente, al ferro altero. Come lion, che da l'opaco bosco Esce furente ad atterrar le belve,

O come serpe col mortal, rio tosco Le fiere uccide ne le ombrose selve; Tale Israello il Moabita impero Abbatterà furioso, e il regno intero.

Qual cacciator, che ne la valle oscura Mentre si vede d'ogn'intorno cinto L'unico scampo, e insiem la via sicura Mira rinchiusa, di pallor dipinto,

Da cruda belva, che l'unghiuta zampa Erge, e di sdegno, e di furore avvampa: Non altrimenti di terror, di lutto Chiusa ogni via di libertà mirando

Intorno si riempie il popol tutto, Che mesto geme al ciel = pietà = gridando, E fra le vampe di furioso sdegno Freme il Rege in veder perduto il regno.

S'ergon di nuovo invan gli amici altari, Fermo, ed immoto Balaam sen resta; Solcan d'ognun le gote i pianti amari, Fra il lutto, e la tristezza orrida, e mesta,

Rammentan tutti e la magione, e i figli Esposti al duol funesto, ed ai perigli. Balam allora; udite, esclama, udite; Impieghin col nemico e vezzi, e amori

Lo sdegno ad ammollir le Madianite, E adorne vadan di olezzanti fiori Finchè indotti da lor non sian con arte Ad adorare i vostri Numi: e parte.

Come nocchier, che mentre erra, e si aggira Per il vasto Ocean, mesto, ed ansante; Inaspettato alfine il porto mira, Infra il furor de l'Austro sibilante:

Così tai detti udendo amica calma Torna a Moabbo, e batte palma a palma. Si eseguisce il consiglio; al dolce aspetto, Ai lusinghieri volti, oimè, già vinto

Cade il nemico, e dal guerriero petto Il valoroso scaccia, antico istinto, Ai feminili vezzi al sesso imbelle Non resiste il temuto, aspro Israelle.

Moabbo, esulti invano, invan d'argento, O Rege, carchi il Mago incantatore, Invan scacci da te l'alto spavento, Ed il guerriero, bellicoso orrore,

Invan feroce miri il campo aprico Ove le tende alzò fiero il nemico. L'Erebo ignito, ed il fumante averno Giacerà vinto, e insiem l'altero orgoglio

Cadrà al voler del sommo Nume Eterno, Che saggio regna in sul celeste soglio Cadrà, e cadendo al Moabita altero Del Nume mostrerà l'eccelso impero.

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