Venere un dì cercando Amor perduto, Alto gridar s'udia: per sorte alcuno Veduto avrebbe Amor pei trivii errante? Il fuggitivo è mio: chi me l'addita
Sicuro premio avrà, di Cipri un bacio. Che se trovato alcun mel tragga innanzi, Non un mio bacio sol, più speri ancora. A molti segni il mio figliuoli tra venti
Distinguer puoi: bianco non è, ma il fuoco Somiglia nel color, furbe ed accese Ha le pupille, è di maligna mente, Dolce nel favellar, lingua bugiarda
Mellita voce egli ha; ma se si adira È di selvaggio cor: garzon fallace, Nemico a verità, brutal ne' giuochi, Crespe ha le chiome, e di tiranno il volto,
Brevi ha le mani, pur da lungi scaglia Fino a Stige lo stral: fino a Plutone. Nudo è di corpo, ma di mente ascosa; D'ali vestito, come augel saltella,
Or di quello, or di questa in cuor si asside. Picciolo ha l'arco, ma sull'arco il dardo. Picciolo il dardo, ma che giunge al cielo. Grave di acerbi strali al fianco appesa
Ha una faretra d'oro, e me pur anco Spesso ferì con quelle frecce; in lui Tutto tutto è crudel, ma più di tutto Quella, che reca in man, piccola tace,
Onde talor l'istesso sole infiamma. Or se per caso il prendi, avvinto il traggi; Non averne pietà; se piagner mostra, Guarda che non t'inganni, e stretto il reca,
Se ride ancor; se vuol baciarti, il vieta: Maligno è il bacio, e venenoso il labbro. Che se pur dice: orsù, prendi, quest'armi Tutte donar ti vo'; tu le ricusa;
Fallace è il dono, e fuoco son quell'armi.
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