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1798–1837

Alla Signora Contessa Virginia Mosca-Leopardi

Giacomo Leopardi

Già salisco sul Parnaso Tutto pien di buon umore; Pria mi soffio un poco il naso Ed asciugomi il sudore:

Poi la cetra appendo al collo, E m'assido in su l'erbetta; Già mi siede al fianco Apollo Colla musa mia diletta.

Sotto un verde alloro ombroso Godo il fresco venticello, E m'ispira il mio riposo Estro grande, estro novello.

Odi dunque, ava, il mio canto, Che per te già sciolgo ardito: Esso avrà di gloria il vanto, Se sarà da te gradito.

Venti, tacete; Voi rattenete, O fiumi, il corso; Facciasi il dorso

Dell'Oceano Tranquillo e piano, Onde cantare Possa le rare

Doti ed i pregi Nobili egregi Dell'ava amica. Ogni fatica

Si adopri pure; Tutte le cure Per opra tale Non fanno male.

Ma che dirò? Che far potrò? Non è bastante Per tali e tante

Virtudi amate, Virtù pregiate, Tutto l'ingegno Tutto l'impegno.

Ma è già stanca la mia musa, Non più sa suonar la lira, D'Elicon la selva ha chiusa, Nè più l'estro ella m'ispira.

Umilmente la pregai, Ma non volle essa ascoltarmi: Dunque adesso aggradirai Questi mei poveri carmi.

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