Già salisco sul Parnaso
Tutto pien di buon umore;
Pria mi soffio un poco il naso
Ed asciugomi il sudore:
Poi la cetra appendo al collo,
E m'assido in su l'erbetta;
Già mi siede al fianco Apollo
Colla musa mia diletta.
Sotto un verde alloro ombroso
Godo il fresco venticello,
E m'ispira il mio riposo
Estro grande, estro novello.
Odi dunque, ava, il mio canto,
Che per te già sciolgo ardito:
Esso avrà di gloria il vanto,
Se sarà da te gradito.
Venti, tacete;
Voi rattenete,
O fiumi, il corso;
Facciasi il dorso
Dell'Oceano
Tranquillo e piano,
Onde cantare
Possa le rare
Doti ed i pregi
Nobili egregi
Dell'ava amica.
Ogni fatica
Si adopri pure;
Tutte le cure
Per opra tale
Non fanno male.
Ma che dirò?
Che far potrò?
Non è bastante
Per tali e tante
Virtudi amate,
Virtù pregiate,
Tutto l'ingegno
Tutto l'impegno.
Ma è già stanca la mia musa,
Non più sa suonar la lira,
D'Elicon la selva ha chiusa,
Nè più l'estro ella m'ispira.
Umilmente la pregai,
Ma non volle essa ascoltarmi:
Dunque adesso aggradirai
Questi mei poveri carmi.