Da i roveti che fanno ombra a lo speco,
L'usignol, soavissimo cantore,
Scioglie la voce: e ripetendo l'eco
Le dolcissime sue note canore,
Un altro augello che garrisca seco
Lo crede l'usignol con folle errore.
Vuol rispondergli sempre: e non s'accorge
Che adal suo canto il suo nimico sorge.
I desiderii a l'eco rassomiglio:
L'ultimo cui rispondi,
È padre ognor di più importuno figlio.