O tempo o ciel volubil, che fuggendo
Inganni i ciechi e miseri mortali;
O dì veloci più che vento e strali,
Or ab esperto vostre frodi intendo.
Ma scuso voi, e me stesso riprendo:
Che Natura a volar v'aperse l'ali;
A me diede occhi: ed io pur ne' miei mali
Li tenni; onde vergogna e dolor prendo.
E sarebbe ora, ed è passata omai,
Da rivoltarli in più secura parte,
E poner fine agl'infiniti guai.
Nè dal tuo giogo, Amor, l'alma si parte,
Ma dal suo mal; con che studio, tu 'l sai:
Non a caso è virtute, anzi è bell'arte.