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1798–1837

7

Giacomo Leopardi

Cinto l'egregia Fronte d'alloro; Spirando intrepido Regal decoro;

Lo scettro splendido Reggendo in mano Il forte avvanzasi Rege Affricano.

Squassa la ferrea Asta appuntata; Il petto cuopregli Lorica aurata.

L'acciar fulmineo Al fianco pende, Coturno argenteo Il piè difende.

Feroci seguonlo Le fide schiere Nel cuore intrepide, Nel volto fiere.

Intorno aggiransi Gli elmi lucenti, Gli acciari, e i nobili Scudi fulgenti.

Come rimirasi Fiamma furtiva Strisciar per l'etere In notte estiva;

Tali uscir vedonsi Veloci lampi Da l'armi, e scorrere Pei vasti campi

guerra minacciano Gli aspri guerrieri, Feroci crollano Gli alti cimieri.

Superbi innoltransi Portando in cuore Furioso, intrepido, Marzial valore.

Il passo muovono Con ferme fronti, La spada ferrea A impugnar pronti.

Alto grandeggia Il Duce fiero; Trascorre, ed anima Lo stuol guerriero:

Che ardente, e fervido Audace freme, E il formidabile Cesar non teme.

Quand'ecco avvanzasi Ver l'Affricano Il forte, e nobile Duce Romano.

L'alte precedonlo Insegne aurate, Intorno cingonlo Le schiere armate.

Tosto discendono Dal cocchio altero L'eroe Romuleo, E il Rege fiero.

La destra porgonsi Fede, ed amore Giurando, e scacciano L'odio, e il livore.

Ecco congiungonsi L'alte bandiere, E le sollecite, Amiche schiere.

Il volto pingegli Gioia, e contento, Nel cuor magnanimo Terrore è spento.

Unite avvanzansi Guerrier valore Spirando, e nobile, Marzial furore.

Le lancie scuotono, Snudan le spade: Del Lazio mirali La Libertade:

Al cuor ritornano Giubilo, e speme; Al forte esercito Applaude, e freme.

Le meste lacrime Terge sul ciglio; Disprezza intrepida Terror, periglio.

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