Ricco di pioggia un orgoglioso fiume
Ruppe le anguste sponde,
E, secondo il suo barbaro costume,
Sommerse un campo, e il depredò con l'onde.
Tra le prede ch'ei fece, eran due belle
Zucche tra lor sorelle,
Che, non potendo far forse altramente,
Docili secondavan la corrente.
Una di lor su l'acque
Galleggiava assai più; l'altra più grave
Or si perdea tra i flutti
De la torbida piena,
Or a fior d'acqua si mostrava appena.
La prima, che vedea sé più sublime
De la sorella sua tener viaggio,
E aver seggio de' flutti in su le cime;
Salì in orgoglio; e con aspro linguaggio
A lei disse: infingarda,
Nel profondo che fai? Guarda me, guarda
Quanto di te più sorgo:
Tu sì bassa ti stai, ch'io non ti scorgo.
Ma ti compiango: forse è sì meschino
Il tuo stato, e sì vil, che far non puoi
Quello che facciam noi;
Onde così tu segui il tuo destino.
Udì la vantatrice
Zucca un ranocchio astuto,
Che, per quanto si dice,
Assai genti e costumi avea veduto.
Costui tosto si volse
A la superba, e questi detti sciolse:
O zucca, zucca vera,
Non far tanto l'altera
Su i pregi che non hai,
Né dispregiar cotanto
La tua sorella che ti nuota accanto.
Sai tu perché ti stai
A galla più di lei?
Perché più vota sei?