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1798–1837

(7)

Giacomo Leopardi

Vuoi saper che sei tu? disse Al Capriccio un giorno Amore: Erri sempre; e ne l'errore Godi inutil libertà.

Un leggier desio ti guida, Che n'ha mille in se raccolti, Che si slancia a quanti volti Gli presentano beltà.

Vola intorno il tuo diletto; Ma non entra in mezzo al core; Né sa mai di quel licore Che si chiama voluttà.

Non conosci tenerezza, Non raffini il sentimento; Forse privo di tormento, Senza aver felicità.

Vuoi saper che sei tu, Amore? Il Capriccio gli rispose: Tu di lunghe idee noiose Malinconico inventor.

La tua brama ti dà pena; Soddisfatta, te l'accresce: E indistinto a te si mesce Il contento col dolor.

E d'un folle non è questo Il carattere più espresso? Forse sono un folle io stesso; Ma di noi chi folle è più?

Vario è il corso d'ogni cosa; Vario ancora è il genio mio: Io più godo. E non son io Folle men che non sei tu?

Sì, rispose Amor, tu passi Più di me giorni ridenti, Perché poco o nulla senti; Sempre al volgo avvien così.

Ah, son l'anime gentili Nate al duol: ma quando viene Il momento del lor bene, Val per mille de' tuoi dì.

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