L'ultimo, lasso, de' miei giorni allegri,
Che pochi ho visto in questo viver breve,
Giunt'era; e fatto 'l cor tepida neve,
Forse presago de' dì tristi e negri.
Qual ha già i nervi e i polsi e i pensier egri
Cui domestica febbre assalir deve,
Tal mi sentia, non sapend'io che leve
Venisse 'l fin de' miei ben non integri.
Gli occhi belli, ora in ciel chiari e felici
Del lume onde salute e vita piove,
Lasciando i miei qui miseri e mendici,
Dicean lor con faville oneste e nove:
Rimanetevi in pace, o cari amici,
Qui mai più no, ma rivedrenne altrove.