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1798–1837

5. A UN VINCITORE NEL PALLONE.

Giacomo Leopardi

Di gloria il viso e la gioconda voce, Garzon bennato, apprendi, E quanto al femminile ozio sovrasti La sudata virtude. Attendi attendi,

Magnanimo campion (s'a la veloce Piena de gli anni il tuo valor contrasti La spoglia di tuo nome), attendi e 'l core Movi ad alto desio. Te l'echeggiante

Arena e 'l circo, e te fremendo appella A i fatti illustri il popolar favore; Te rigoglioso de l'età novella Oggi la patria cara

Gli antichi esempi a rinnovar prepara. Non del barbaro sangue in Maratona Tinse l'invitta destra Que' che gli atleti ignudi e 'l campo eleo,

Che stupido mirò l'ardua palestra, Nè la palma beata e la corona D'emula brama il punse. E ne l'Alfeo Forse le chiome polverose e i fianchi

De le cavalle vincitrici asterse Tal che le greche insegne e 'l greco acciaro Guidò de' Medi fuggitivi e stanchi Ne le pallide torme; onde sonaro

Di sconsolato grido Gli alti gorghi d'Eufrate e 'l servo lido. Vano dirai quel che disserra e scote De la virtù nativa

Le riposte faville? e che del fioco Spirto vital ne gli egri petti avviva Il caduco fervor? Le meste rote Da poi che Febo instiga, altro che gioco

Son le cure mortali? ed è men vano De la menzogna il vero? A noi di lieti Inganni e di felici ombre soccorse Natura istessa; e là dove l'insano

Costume a i forti errori esca non porse, Ne gli ozi infermi e nudi Mutò la gente i gloriosi studi. Tempo forse verrà ch'a le ruine

De le italiche moli Insultino gli armenti, e 'l greve aratro Sentano i sette colli; e pochi Soli Forse fien vòlti, e le città latine

Abiterà la cauta volpe, e l'atro Bosco mormorerà fra le alte mura; Se la funesta de le patrie cose Obblivion da le perverse menti

Non isvelgono i fati, e la matura Clade non torce da le abbiette genti Il ciel fatto cortese Dal sovvenir de le passate imprese.

A la patria infelice, o buon garzone, Sopravviver ti doglia. Chiaro per lei stato saresti allora Che del serto fulgea di ch'ella è spoglia,

Nostra colpa e fatal. Passò stagione, Chè nullo di tal madre oggi s'onora: Ma per te stesso al polo ergi la mente. Nostra vita a che val? solo a spregiarla;

Beata allor che ne' perigli avvolta, Se stessa obblia, nè de le putri e lente Ore il danno misura e 'l flutto ascolta; Beata allor che 'l piede

Spinto al varco leteo, più grata riede.

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