Un fanciullin prendevasi
Mirabile diletto
Ne lo scherzar festevole
D'un gatto giovinetto.
Ei gli porgea la tenera
Amica man sovente,
Cui la giocosa bestia
Mordea soavemente.
E ne l'infinto mordere
Far gli solea mille atti
Sconci così, che un abile
Buffon parea tra i gatti:
Ora in aguato stavasi,
Or si movea pian piano,
Or d'un salto avventavasi
Su la vicina mano;
Poi si fuggia; poi rapido
Tornava al gioco usato,
Dal moto lusinghevole
De i diti richiamato.
Così alquanto durarono
Quelle mentite risse:
Alfin da senno il perfido
L'incauta man trafisse.
Pianse il fanciul: ma dissegli
Il genitor severo:
Chi suol da scherzo mordere,
Alfin morde da vero.
La finzion del vizio
A vizio ver declina.
A can che lecca cenere,
Non gli fidar farina.