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1798–1837

(5)

Giacomo Leopardi

Un fanciullin prendevasi Mirabile diletto Ne lo scherzar festevole D'un gatto giovinetto.

Ei gli porgea la tenera Amica man sovente, Cui la giocosa bestia Mordea soavemente.

E ne l'infinto mordere Far gli solea mille atti Sconci così, che un abile Buffon parea tra i gatti:

Ora in aguato stavasi, Or si movea pian piano, Or d'un salto avventavasi Su la vicina mano;

Poi si fuggia; poi rapido Tornava al gioco usato, Dal moto lusinghevole De i diti richiamato.

Così alquanto durarono Quelle mentite risse: Alfin da senno il perfido L'incauta man trafisse.

Pianse il fanciul: ma dissegli Il genitor severo: Chi suol da scherzo mordere, Alfin morde da vero.

La finzion del vizio A vizio ver declina. A can che lecca cenere, Non gli fidar farina.

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