Sul balcone di nobile palagio
Viveva a suo bell'agio
Una scimia, padrona d'un tesoro,
Non già di gemme e d'oro,
Ma di noci ancor fresche e delicate;
Ch'essa unite e serrate
In un sacco tenea gelosamente.
La gran dovizia de la lor parente
Molte scimie risanno;
E nel cortil sotto al balcon sen vanno,
Adoperando ogni arte
Per ottenerne parte.
Ma invan ciascuna espone
O pretesto o ragione,
Invan minaccia o prega:
Ché l'altra sempre nega.
Ella per se vuol tutti
I saporiti frutti,
Né darne pur la scorza
A le scimie affollate:
Ch'ebre di sdegno, vengono a la forza,
Per tentare un assalto.
Però colei da l'alto
S'arma in difesa: e per tener lontane
Le sue nemiche insane,
Scioglie il sacco, e incomincia colle noci
A lanciar colpi atroci.
Dopo lunga battaglia, vincitrice
Fu l'assalita scimia, e in fuga pose
La turba assalitrice.
Ma quando, in voci di piacer festose,
Ringraziava de l'armi la fortuna,
Rivolti gli occhi de le noci al sacco,
Non ne trovò pur una,
E s'avvide che spesa
La sua ricchezza avea ne la difesa.
Raro non è che, trattane la gloria,
A la perdita egual sia la vittoria.