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1798–1837

(4)

Giacomo Leopardi

Sul balcone di nobile palagio Viveva a suo bell'agio Una scimia, padrona d'un tesoro, Non già di gemme e d'oro,

Ma di noci ancor fresche e delicate; Ch'essa unite e serrate In un sacco tenea gelosamente. La gran dovizia de la lor parente

Molte scimie risanno; E nel cortil sotto al balcon sen vanno, Adoperando ogni arte Per ottenerne parte.

Ma invan ciascuna espone O pretesto o ragione, Invan minaccia o prega: Ché l'altra sempre nega.

Ella per se vuol tutti I saporiti frutti, Né darne pur la scorza A le scimie affollate:

Ch'ebre di sdegno, vengono a la forza, Per tentare un assalto. Però colei da l'alto S'arma in difesa: e per tener lontane

Le sue nemiche insane, Scioglie il sacco, e incomincia colle noci A lanciar colpi atroci. Dopo lunga battaglia, vincitrice

Fu l'assalita scimia, e in fuga pose La turba assalitrice. Ma quando, in voci di piacer festose, Ringraziava de l'armi la fortuna,

Rivolti gli occhi de le noci al sacco, Non ne trovò pur una, E s'avvide che spesa La sua ricchezza avea ne la difesa.

Raro non è che, trattane la gloria, A la perdita egual sia la vittoria.

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