Da l'intrepide cinto amiche schiere Forza spiranti, e marzial costanza, Fra i consolari fasci, e fra le altere, Aurate insegne il Dittator s'avvanza.
D'argentea poppa, e di purpuree vele Su' nobil nave ascende; il segue, e freme Tra il confuso clamor lo stuol fedele, Sprezza il Numida, ed il Roman non teme.
Fuggon le navi, e d'Ocean sul dorso Solcando van l'altero flutto acquoso, Fendesi l'onda al rapido lor corso Per il vasto del mar campo spumoso.
Toccano alfin la meta, e la tenace Ancora ferma sul nemico suolo I ferrati navigli; altero, e audace Del Dittator discende il fido stuolo
Tosto esultanti i fervidi guerrieri Distendonsi sul lido; i rilucenti Scudi depongon quindi, e gli elmi alteri, E gli acciari, e le forti armi splendenti.
Quando l'orecchio a un tratto alto–percuote Di lung'armato stuol l'ostil fragore Fra il risuonar de le stridenti ruote, E di ferrata selva infra l'orrore.
Tosto sorge la turba, e l'asta afferra, Cinge l'acciaro, e l'aureo scudo imbraccia, Sdegno spirando, ed ostinata guerra Morte, eccidio, ruina, orror minaccia.
Già stansi a fronte, e già fendon veloci I ferrei dardi l'aria; omai di sangue Tinte son l'armi infra le meste voci, E fra le strida di chi muore, e langue.
Urtansi l'aste, la tremenda morte Ruota intorno l'acciar, cade il possente, Cade il timido, e il vil, soggiace il forte Tra la pugna fatal, tra l'ira ardente.
Ma l'atra notte, e tenebrosa intanto Dal cavo speco ad oscurare il giorno Placida uscìa l'opaco, e nero manto Fra il terrifico orror stendendo intorno.
Vansi arretrando alfin l'audaci schiere, Gettan l'acciar di nero sangue tinto, Depongon l'armi rilucenti, e fiere: Scipione è vincitor; Cesar non vinto.
Cookies on Poetry Cove