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1798–1837

38. FRAMMENTO DAL GRECO DI SIMONIDE.

Giacomo Leopardi

Ogni mondano evento È di Giove in poter, di Giove, o figlio, Che giusta suo talento Ogni cosa dispone.

Ma di lunga stagione Nostro cieco pensier s'affanna e cura, Benchè l'umana etate, Come destina il Ciel nostra ventura,

Di giorno in giorno dura. La bella speme tutti ci nutrica Di sembianze beate, Onde ciascuno indarno s'affatica:

Altri l'aurora amica, Altri l'etade aspetta; E nullo in terra vive Cui nell'anno avvenir facili e pii

Con Pluto gli altri iddii La mente non prometta. Ecco pria che la speme in porto arrive, Qual da vecchiezza è giunto

E qual da morbi al nero Lete addutto; Questo il rigido Marte, e quello il flutto Del pelago rapisce; altri consunto Dall'egre cure, o tristo nodo al collo

Circondando, sotterra si rifugge. Così di mille mali I miseri mortali Volgo fiero e diverso agita e strugge.

Ma per sentenza mia, Uom saggio e sciolto dal comune errore Patir non sosterria, Nè porrebbe al dolore

Ed al mal proprio suo cotanto amore.

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