Tal fosti: or qui sotterra Polve e scheletro sei. Su l'ossa e il fango Immobilmente collocato invano, Muto, mirando dell'etadi il volo,
Sta, di memoria solo E di dolor custode, il simulacro Della scorsa beltà. Quel dolce sguardo, Che tremar fe, se, come or sembra, immoto
In altrui s'affisò; quel labbro, ond'alto Par, come d'urna piena, Traboccare il piacer; quel collo, cinto Già di desio; quell'amorosa mano,
Che spesso, ove fu porta, Sentì gelida far la man che strinse; E il seno, onde la gente Visibilmente di pallor si tinse,
Furo alcun tempo: or fango Ed ossa sei: la vista Vituperosa e trista un sasso asconde. Così riduce il fato
Qual sembianza fra noi parve più viva Immagine del ciel. Misterio eterno Dell'esser nostro. Oggi d'eccelsi, immensi Pensieri e sensi inenarrabil fonte,
Beltà grandeggia, e pare, Quale splendor vibrato Da natura immortal su queste arene, Di sovrumani fati,
Di fortunati regni e d'aurei mondi Segno e sicura spene Dare al mortale stato: Diman, per lieve forza,
Sozzo a vedere, abominoso, abbietto Divien quel che fu dianzi Quasi angelico aspetto, E dalle menti insieme
Quel che da lui moveva Ammirabil concetto, si dilegua. Desiderii infiniti E visioni altere
Crea nel vago pensiere, Per natural virtù, dotto concento; Onde per mar delizioso, arcano Erra lo spirto umano,
Quasi come a diporto Ardito notator per l'Oceano: Ma se un discorde accento Fere l'orecchio, in nulla
Torna quel paradiso in un momento. Natura umana, or come, Se frale in tutto e vile, Se polve ed ombra sei, tant'alto senti?
Se in parte anco gentile, Come i più degni tuoi moti e pensieri Son così di leggeri Da sì basse cagioni e desti e spenti?
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