Per l'infeconda Libia, Per le deserte arene Caton feroce avvìasi Da l'alta, ampia Cirene.
Fra i boschi ombrosi, e taciti, Fra l'intricate selve S'avvanza al fiero rugghio De le frementi belve.
Seguelo ardente, e fervido Il fido stuol guerriero, Precede il Duce intrepido, E nobilmente altero.
L'arida, incolta sabbia Col piè veloce ci preme, Cesare in cuor minaccia, E vincitor nol teme.
Del sole ignito, e rapido Al caldo, ardente raggio Egli prosiegue intrepido Il lungo, aspro viaggio,
E allor che il cocchio lucido Precipita ne l'onde, E la splendente faccia Ne l'oceano asconde:
Breve sopore, e languido In cieca obblivione Le membra avvolge, e tacito Sen giace allor Catone.
Ma quando il canto ascoltasi Del vigilante augello Sorgere a un punto vedesi L'armato, e fier drappello.
E tosto il passo muovere Per l'arenose sponde, Per terre oscure, e tacite, Incolte, ed infeconde.
Di già fremente, e intrepido Del Lazio il forte stuolo Feroce preme il fervido D'Affrica ardente suolo.
Liete, e gioconde accorrono Le Mauritanie schiere, E del Romano esercito Le Ede turme e fiere.
Sparsi d'intorno vedonsi Gli usberghi rilucenti, L'aste, gli acciari, e i nobili, Criniti elmi splendenti.
Per ogni parte ascoltansi Le risuonanti evviva, E a l'alte grida eccheggia De l'ocean la riva.
Al forte Eroe Romuleo Arride ognor la sorte; A lui d'Utica nobile Dischiudonsi le porte.
Ella de l'armi al fulgido Splendor superba, e altera Grandeggia, e cinta mirasi Da marzial turba, e fiera.
Sopra de l'alto soglio Roma feroce intanto Lieta si asside, e tergesi Dal ciglio il mesto pianto.
L'acciaro al fianco cingesi Il forte usbergo allaccia, Afferra l'asta, e il fulgido, Aurato scudo imbraccia.
Col piede i lacci ferrei Calpesta altera, e preme, L'amiche turbe, e fervide Superba mira, e freme.
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