Far potess'io vendetta di colei
Che guardando e parlando mi distrugge,
E per più doglia poi s'asconde e fugge,
Celando gli occhi a me sì dolci e rei.
Così gli afflitti e stanchi spirti miei
A poco a poco consumando sugge;
E 'n sul cor, quasi fero leon, rugge
La notte, allor quand'io posar devrei
L'alma, cui Morte del suo albergo caccia,
Da me si parte; e di tal nodo sciolta,
Vassene pur a lei che la minaccia.
Maravigliomi ben s'alcuna volta,
Mentre le parla, e piange, e poi l'abbraccia,
Non rompe 'l sonno suo, s'ella l'ascolta.