Quante lagrime, lasso, e quanti versi
Ho già sparti al mio tempo! e 'n quante note
Ho riprovato umiliar quell'alma!
Ella si sta pur com'aspr'alpe a l'aura
Dolce, la qual ben move frondi e fiori,
Ma nulla può se 'ncontr'ha maggior forza.
Uomini e Dei solea vincer per forza
Amor, come si legge in prosa e 'n versi;
Ed io 'l provai in sul primo aprir de' fiori
Ora nè 'l mio Signor, nè le sue note,
Nè 'l pianger mio nè i preghi pon far Laura
Trarre o di vita o di martir quest'alma.
All'ultimo bisogno, o miser'alma,
Accampa ogni tuo ingegno, ogni tua forza,
Mentre fra noi di vita alberga l'aura.
Null'al mondo è che non possano i versi;
E gli aspidi incantar sanno in lor note,
Non che 'l gielo adornar di novi fiori.
Ridon or per le piagge erbette e fiori:
Esser non può che quell'angelic'alma
Non senta 'l suon dell'amorose note.
Se nostra ria fortuna è di più forza,
Lagrimando, e cantando i nostri versi,
E col bue zoppo andrem cacciando l'aura.
In rete accolgo l'aura e 'n ghiaccio i fiori,
E 'n versi tento sorda e rigid'alma,
Che nè forza d'Amor prezza nè note.