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1798–1837

21.

Giacomo Leopardi

Voi, che in sublime soglio Fra gloria, e onor sedete, Voi, che lo scettro nobile Su' regni ampj stendete;

O Voi, cui spesso cinsero Il crin superbi allori, Cui vinte turme diedero Di vincitor gli onori:

Nò non sperate stabile Vedere ognor la sorte, Cade a un suo cenno il povero, Il ricco, il vile, il forte.

Girò la ruota, e al ferreo Brando del fier Romano, Cadde dal sommo a l'infimo Il nobile Affricano.

Lui, che Quirin già vincere Potè con l'armi altere; Dovè a' suoi piedi abbattere Aste, trofei, bandiere.

Roma il Cannese eccidio Con mesto aspetto vide, Mentre Cartago il gemito, E il duol disprezza, e ride.

Ma tosto al fier Numidico Impallidissi il volto, E vinto cadde in Iugubri, Dogliose spoglie avvolto.

E di Fortuna al valido Comando, imperioso Il piè bagnò di lacrime Al Duce vittorioso.

Volse la ruota instabile, E l'Arator bifolco, Dal grato armento patrio, Dal faticoso solco,

Stese la destra al nobile, Possente scettro, e il piede Pose su l'alto soglio De la Romulea sede.

Virtù, Virtù dolcissima, Tu dai felicitade, In te sicura, e libera Riposa umanitade.

Il tuo contento, e il giubilo Toglier non può la sorte, Con te sol lieto vivesi, In te grata è la morte.

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