Voi, che in sublime soglio
Fra gloria, e onor sedete,
Voi, che lo scettro nobile
Su' regni ampj stendete;
O Voi, cui spesso cinsero
Il crin superbi allori,
Cui vinte turme diedero
Di vincitor gli onori:
Nò non sperate stabile
Vedere ognor la sorte,
Cade a un suo cenno il povero,
Il ricco, il vile, il forte.
Girò la ruota, e al ferreo
Brando del fier Romano,
Cadde dal sommo a l'infimo
Il nobile Affricano.
Lui, che Quirin già vincere
Potè con l'armi altere;
Dovè a' suoi piedi abbattere
Aste, trofei, bandiere.
Roma il Cannese eccidio
Con mesto aspetto vide,
Mentre Cartago il gemito,
E il duol disprezza, e ride.
Ma tosto al fier Numidico
Impallidissi il volto,
E vinto cadde in Iugubri,
Dogliose spoglie avvolto.
E di Fortuna al valido
Comando, imperioso
Il piè bagnò di lacrime
Al Duce vittorioso.
Volse la ruota instabile,
E l'Arator bifolco,
Dal grato armento patrio,
Dal faticoso solco,
Stese la destra al nobile,
Possente scettro, e il piede
Pose su l'alto soglio
De la Romulea sede.
Virtù, Virtù dolcissima,
Tu dai felicitade,
In te sicura, e libera
Riposa umanitade.
Il tuo contento, e il giubilo
Toglier non può la sorte,
Con te sol lieto vivesi,
In te grata è la morte.