Qual ventura mi fu quando dall'uno
De' duo i più begli occhi che mai furo,
Mirandol di dolor turbato e scuro,
Mosse vertù che fe 'l mio infermo e bruno!
Send'io tornato a solver il digiuno
Di veder lei che sola al mondo curo,
Fummi 'l Ciel ed Amor men che mai duro,
Se tutte altre mie grazie insieme aduno.
Che dal destr'occhio, anzi dal destro sole
Della mia donna, al mio destr'occhio venne
Il mal, che mi diletta e non mi dole:
E pur come intelletto avesse e penne,
Passò, quasi una stella che 'n ciel vole;
E Natura e pietate il corso tenne.