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1798–1837

20 (RVF 22)

Giacomo Leopardi

A qualunque animale alberga in terra, Se non se alquanti c'hanno in odio il sole, Tempo da travagliare è quanto è 'l giorno; Ma poi ch'il ciel accende le sue stelle,

Qual torna a casa, e qual s'annida in selva Per aver posa almeno infin all'alba. Ed io, da che comincia la bell'alba A scuoter l'ombra intorno della terra

Svegliando gli animali in ogni selva, Non ho mai triegua di sospir col sole: Poi, quand'io veggio fiammeggiar le stelle, Vo lagrimando e desiando il giorno.

Quando la sera scaccia il chiaro giorno, E le tenebre nostre altrui fann'alba, Miro pensoso le crudeli stelle, Che m'hanno fatto di sensibil terra,

E maledico il dì ch'i' vidi 'l sole: Che mi fa in vista un uom nudrito in selva. Non credo che pascesse mai per selva Sì aspra fera, o di notte o di giorno,

Come costei ch'i' piango all'ombra e al sole, E non mi stanca primo sonno, od alba; Che, bench'i' sia mortal corpo di terra, Lo mio fermo desir vien dalle stelle.

Prima ch'i' torni a voi, lucenti stelle, O tomi giù nell'amorosa selva Lassando il corpo, che fia trita terra, Vedess'io in lei pietà: ch'in un sol giorno

Può ristorar molt'anni, e 'nnanzi l'alba Puommi arricchir dal tramontar del sole. Con lei foss'io da che si parte il sole, E non ci vedess'altri che le stelle;

Sol una notte; e mai non fosse l'alba; E non si trasformasse in verde selva Per uscirmi di braccia, come il giorno Che Apollo la seguia quaggiù per terra.

Ma io sarò sotterra in secca selva, E 'l giorno andrà pien di minute stelle, Prima ch'a sì dolce alba arrivi il sole.

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