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1798–1837

2 (RVF 268)

Giacomo Leopardi

Che debb'io far? che mi consigli, Amore? Tempo è ben di morire; Ed ho tardato più ch'i' non vorrei. Madonna è morta; ed ha seco 'l mio core;

E volendol seguire, Interromper conven quest'anni rei: Perchè mai veder lei Di qua non spero; e l'aspettar m'è noia;

Poscia ch'ogni mia gioia, Per lo suo dipartire, in pianto è volta, Ogni dolcezza di mia vita è tolta. Amor, tu 'l senti, ond'io teco mi doglio,

Quant'è 'l danno aspro e grave; E so che del mio mal ti pesa e dole. Anzi del nostro; perch'ad uno scoglio Avem rotto la nave,

Ed in un punto n'è scurato il sole. Qual ingegno a parole Poria agguagliar il mio doglioso stato? Ahi orbo mondo ingrato!

Gran cagion hai di dever pianger meco; Che quel ben ch'era in te, perdut'hai seco. Caduta è la tua gloria, e tu nol vedi: Nè degno eri, mentr'ella

Visse quaggiù, d'aver sua conoscenza Nè d'esser tocco da' suoi santi piedi; Perchè cosa sì bella Devea 'l ciel adornar di sua presenza.

Ma io, lasso, che senza Lei, nè vita mortal nè me stess'amo, Piangendo la richiamo: Questo m'avanza di cotanta spene,

E questo solo ancor qui mi mantene. Oimè, terra è fatto il suo bel viso, Che solea far del cielo E del ben di lassù fede fra noi.

L'invisibil sua forma è in paradiso, Disciolta di quel velo Che qui fece ombra al fior degli anni suoi, Per rivestirsen poi

Un'altra volta, e mai più non spogliarsi; Quand'alma e bella farsi Tanto più la vedrem, quanto più vale Sempiterna bellezza che mortale.

Più che mai bella e più leggiadra donna Tornami innanzi, come Là dove più gradir sua vista sente. Quest'è del viver mio l'una colonna.

L'altra è 'l suo chiaro nome, Che sona nel mio cor sì dolcemente. Ma tornandomi a mente Che pur morta è la mia speranza viva

Allor ch'ella fioriva, Sa ben Amor qual io divento, e (spero) Vedel colei ch'è or sì presso al vero. Donne, voi che miraste sua beltate

E l'angelica vita Con quel celeste portamento in terra, Di me vi doglia e vincavi pietate, Non di lei, ch'è salita

A tanta pace, e m'ha lasciato in guerra Tal che s'altri mi serra Lungo tempo il cammin da seguitarla, Quel ch'Amor meco parla,

Sol mi riten ch'io non recida il nodo: Ma e' ragiona dentro in cotal modo: Pon freno al gran dolor che ti trasporta; Che per soverchie voglie

Si perde 'l cielo, ove 'l tuo core aspira; Dov'è viva colei ch'altrui par morta; E di sue belle spoglie Seco sorride, e sol di te sospira;

E sua fama che spira In molte parti ancor per la tua lingua, Prega che non estingua; Anzi la voce al suo nome rischiari,

Se gli occhi suoi ti fur dolci nè cari. Fuggi 'l sereno e 'l verde, Non t'appressar ove sia riso o canto, Canzon mia, no, ma pianto.

Non fa per te di star fra gente allegra, Vedova sconsolata in vesta negra.

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