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1798–1837

(2)

Giacomo Leopardi

Ne la lingua ch'Esopo Primo intese fra noi, Così parlava un topo A due de' figli suoi:

Del nemico al ritratto Mente, o figli, ponete; E a fuggirlo apprendete. Un mostro orrendo è il gatto:

Occhi che gittan foco; Eternamente ingorda Bocca, di sangue lorda; A' piè, feroci artigli:

Ecco il ritratto, o figli: A fuggirlo apprendete. La coppia fanciullesca Cerca fortuna ed esca.

Un dì, mentre a l'amore Fea con un caciofiore, A un tratto ne la stanza Vispo gattin s'avanza.

Buffoneggiando va, Corre qua, corre là, Salta, volteggia; e ogni atto È un vezzo, e un giocolino.

Non è già questo un gatto, Van dicendo coloro, Intenti a' fatti loro. Ma l'amabil micino

D'improvviso si slancia. Uno afferrò a la pancia Colle zampe scherzose; E l'altro in fuga pose:

Il qual per la paura Si chiuse in buca oscura; E prima che morisse: Padre, di fame io pero;

O padre, tra se disse, Tu non dicesti il vero. Mal prendi a colorire Deforme il vizio ognora:

Mostra che sa vestire Ridenti forme ancora.

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