Ne la lingua ch'Esopo
Primo intese fra noi,
Così parlava un topo
A due de' figli suoi:
Del nemico al ritratto
Mente, o figli, ponete;
E a fuggirlo apprendete.
Un mostro orrendo è il gatto:
Occhi che gittan foco;
Eternamente ingorda
Bocca, di sangue lorda;
A' piè, feroci artigli:
Ecco il ritratto, o figli:
A fuggirlo apprendete.
La coppia fanciullesca
Cerca fortuna ed esca.
Un dì, mentre a l'amore
Fea con un caciofiore,
A un tratto ne la stanza
Vispo gattin s'avanza.
Buffoneggiando va,
Corre qua, corre là,
Salta, volteggia; e ogni atto
È un vezzo, e un giocolino.
Non è già questo un gatto,
Van dicendo coloro,
Intenti a' fatti loro.
Ma l'amabil micino
D'improvviso si slancia.
Uno afferrò a la pancia
Colle zampe scherzose;
E l'altro in fuga pose:
Il qual per la paura
Si chiuse in buca oscura;
E prima che morisse:
Padre, di fame io pero;
O padre, tra se disse,
Tu non dicesti il vero.
Mal prendi a colorire
Deforme il vizio ognora:
Mostra che sa vestire
Ridenti forme ancora.