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1798–1837

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Giacomo Leopardi

Appiè d'un monte, a la cui cima altera Infra l'orror d'inospita foresta Cupa selva s'innalza opaca, e nera; Quivi si mostra di terror funesta

Scena fatale di lamento, e lutto Dell'insane discordie orrido frutto. Vasta pianura, su' cui scorre a fiumi Per ogni parte sparso il freddo sangue

Stendesi intorno: i moribondi lumi Fascia morte a le turbe; anela, e langue Infra l'estremo palpitar frequente Dell'affannoso cuor l'afflitta gente.

Sorger tenta talun; l'asta guerriera Sul suolo infigge, e le tremanti membra Con il ferro sostien, ma densa, e nera Notte gli offusca il guardo; ci cade, e sembra

Funesto rogo il campo, e morte intanto La falce ruota infra le strida, e il pianto. Spezzati acciari, usberghi, e scudi infranti, Rilucenti, e criniti, alti cimieri

Aste appuntate, e cavalieri, e fanti, Loriche, e cocchi, e nobili destrieri Sparsi d'intorno son: neglette, e vinte Giaccion l'insegne d'atro sangue tinte.

Ma ancor di libertà l'amica speme Non perdette però Roma feroce, Il capo crolla, squassa l'asta, e freme, Di scuoter brama il duro giogo atroce,

Snuda l'acciaro, e con guerriero sdegno Batte lo scudo di fierezza in segno. Scipione intanto bellicoso, ardente Mira l'orrida scena; il cuor doglioso

L'ira sconvolge, ed il furor; fremente A la vendetta anela, e minaccioso Armati aduna, e d'Ocean sul dorso A l'Affrica rivolge ansioso il corso.

Tosto le navi la fuggevol'onda De' venti a lo spirar fendon veloci; Da l'occhio uman di già sparì la sponda, S'alzano al ciel le strepitose voci

De le marziali furibonde schiere In cuor frementi, e in volto audaci, e fiere. D'Affrica già la desiata terra Da l'alte navi comparir si vede;

Odio spirando, e interminabil guerra Pone la turba ostil sul suolo il piede, E il piumato crollando alto cimiero Marzial forza promette, e ardor guerriero.

Scipion frattanto d'ogn'intorno cinto Dai temuti Littori alter si asside; E, amici, esclama, al suol prostrato, e vinto Giacque il fiero Pompeo; giubila, e ride

Il truce vincitor; sconfitta, e doma Dunque cader dovrà la forte Roma? Guerrieri, a l'armi, il temerario orgoglio D'un ribelle s'atterri; immobil sieda

Libertà di Quirin su l'alto soglio, E d'un empio infedel la morte veda L'armi prendiamo, e con feroce sdegno La gloria difendiam, la patria, il regno.

Disse; e Giuba guerrier le fiere genti Al Console congiunge; al Lazio fide, Audaci schiere bellicose, ardenti Varo comanda; a l'ira lor sorride

Cesare intanto, e ad ostinata guerra Sfidare immobil sembra, e cielo, e terra.

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