Quante fiate al mio dolce ricetto,
Fuggendo altrui e, s'esser può, me stesso,
Vo, con gli occhi bagnando l'erba e 'l petto,
Rompendo co' sospir l'aere da presso!
Quante fiate sol, pien di sospetto,
Per luoghi ombrosi e foschi mi son messo,
Cercando col pensier l'alto diletto,
Che Morte ha tolto, ond'io la chiamo spesso!
Or in forma di ninfa o d'altra diva,
Che del più chiaro fondo di Sorga esca,
E pongasi a seder in su la riva;
Or l'ho veduta su per l'erba fresca
Calcar i fior com'una donna viva,
Mostrando in vista che di me le 'ncresca.