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1798–1837

15 (RVF 119)

Giacomo Leopardi

Una donna più bella assai che 'l sole E più lucente, e d'altrettanta etade, Con famosa beltade, Acerbo ancor, mi trasse alla sua schiera.

Questa in pensieri, in opre ed in parole (Però ch'è delle cose al mondo rade), Questa per mille strade Sempre innanzi mi fu leggiadra, altera:

Solo per lei tornai da quel ch'i' era, Poi ch'i' soffersi gli occhi suoi da presso: Per suo amor m'er'io messo A faticosa impresa assai per tempo,

Tal che s'i' arrivo al desiato porto, Spero per lei gran tempo Viver, quand'altri mi terrà per morto. Questa mia donna mi menò molt'anni

Pien di vaghezza giovenile ardendo, Siccom'ora io comprendo, Sol per aver di me più certa prova, Mostrandomi pur l'ombra o 'l velo o' panni

Talor di se, ma 'l viso nascondendo; Ed io, lasso, credendo Vederne assai, tutta l'età mia nova Passai contento, e 'l rimembrar mi giova.

Poi ch'alquanto di lei veggi'or più innanzi, I' dico che pur dianzi, Qual io non l'avea vista infin allora, Mi si scoverse; onde mi nacque un ghiaccio

Nel core, ed evvi ancora, E sarà sempre fin ch'i' le sia in braccio. Ma non mel tolse la paura o 'l gelo, Che pur tanta baldanza al mio cor diedi,

Ch'i' le mi strinsi a' piedi Per più dolcezza trar degli occhi suoi: Ed ella, che rimosso avea già il velo Dinanzi a' miei, mi disse: amico, or vedi

Com'io son bella; e chiedi Quanto par si convenga agli anni tuoi. Madonna, dissi, già gran tempo in voi Posi 'l mio amor, ch'io sento or sì 'nfiammato;

Ond'a me in questo stato, Altro volere o disvoler m'è tolto. Con voce allor di sì mirabil tempre Rispose, e con un volto,

Che temer e sperar mi farà sempre: Rado fu al mondo, fra così gran turba, Ch'udendo ragionar del mio valore, Non si sentisse al core,

Per breve tempo almen, qualche favilla: Ma l'avversaria mia, che 'l ben perturba, Tosto la spegne; ond'ogni vertù more, E regna altro signore,

Che promette una vita più tranquilla. Della tua mente Amor, che prima aprilla, Mi dice cose veramente ond'io Veggio che 'l gran desio

Pur d'onorato fin ti farà degno: E come già se' de' miei rari amici, Donna vedrai per segno, Che farà gli occhi tuoi via più felici.

I' volea dir: quest'è impossibil cosa; Quand'ella: or mira, e leva gli occhi un poco, In più riposto loco Donna ch'a pochi si mostrò giammai.

Ratto inchinai la fronte vergognosa, Sentendo novo dentro maggior foco: Ed ella il prese in gioco, Dicendo: i' veggio ben dove tu stai.

Siccome 'l Sol co' suoi possenti rai Fa subito sparir ogni altra stella, Così par or men bella La vista mia, cui maggior luce preme.

Ma io però da' miei non ti diparto; Che questa e me d'un seme, Lei davanti e me poi, produsse un parto. Ruppesi intanto di vergogna il nodo

Ch'alla mia lingua era distretto intorno Su nel primiero scorno, Allor quand'io del suo accorger m'accorsi; E 'ncominciai: s'egli è ver quel ch'i' odo,

Beato il padre e benedetto il giorno C'ha di voi 'l mondo adorno, E tutto 'l tempo ch'a vedervi io corsi! E se mai dalla via dritta mi torsi,

Duolmene forte, assai più ch'i' non mostro. Ma se dell'esser vostro Fossi degno udir più, del desir ardo. Pensosa mi rispose, e così fiso

Tenne 'l suo dolce sguardo, Ch'al cor mandò con le parole il viso: Siccome piacque al nostro eterno padre, Ciascuna di noi due nacque immortale.

Miseri! a voi che vale? Me' v'era che da noi fosse 'l difetto. Amate, belle, gioveni e leggiadre Fummo alcun tempo; ed or siam giunte a tale,

Che costei batte l'ale Per tornar all'antico suo ricetto; I' per me sono un'ombra: ed or t'ho detto Quanto per te sì breve intender puossi.

Poi che i piè suoi fur mossi, Dicendo: non temer ch'i' m'allontani, Di verde lauro una ghirlanda colse, La qual con le sue mani

Intorno intorno alle mie tempie avvolse. Canzon, chi tua ragion chiamasse oscura, Di': non ho cura, perchè tosto spero Ch'altro messaggio il vero

Farà in più chiara voce manifesto. Io venni sol per isvegliare altrui; Se chi m'impose questo, Non m'ingannò quand'io partii da lui.

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